La Nuova Ferrara

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Carife, Murolo “assolto” «Nessun danno alla banca»

di Daniele Predieri

La decisione del tribunale delle imprese di Bologna a favore dell’ex direttore Non ci sono prove sulla sua malagestione. Restano accuse sul gruppo Siano

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Dopo sei anni dai primi atti dell’azione di responsabilità e richiesta danni della vecchia Carife contro l’ex dg Gennaro Murolo, il tribunale delle imprese di Bologna ha “assolto” il convenuto, Murolo, appunto, rigettando la richiesta di 10 milioni di euro (simbolici) di risarcimento danni proposti da Nuova Carife subentrata poi alla Vecchia. La sentenza è stata depositata la settimana scorsa e i giudici ( Florini, Salina e Sbariscia, quest’ultima aveva seguito la causa fin dall’inizio) hanno sentenziato che Murolo non dovrà pagare nemmeno un centesimo per i danni causati dalla sua gestione (malagestione, l’accusa) per le operazioni bancarie che condusse e gestì fino al 2009 - i finanziamenti al gruppo Siano - quando, dopo l’ispezione di Banca Italia venne convinto a dimettersi dall’allora presente Alfredo Santini, ottenendo una buonuscita di 1 milione e mezzo di euro come incentivo all’esodo. Una sentenza che disorienta gli addetti ai lavori ma che comunque nell’atto del Tribunale delle imprese, assai articolato e tecnico, si ribadisce la fondatezza delle accuse di malagestione: accuse contro Murolo più che fondate, dunque, per aver deciso e portato avanti il finanziamento al gruppo Siano che produsse comunque una perdita consistente del patrimonio della banca. Quanto? «Alla data della domanda (l’azione giudiziaria, ndr) la banca è rimasta esposta con un mancato rientro - scrivono i giudici - di 130 milioni di euro pari alla misura del credito di oltre 172 milioni valutandosi solo in 42 il recupero possibile». Ma allora perché l’assoluzione? I giudici precisano in modo netto che sia Vecchia che nuova Carife non hanno portato alla loro attenzione nessuna prova «nè dell’ammontare del danno nè del nesso di causalità tra la condotta e il danno stesso». Volendo essere più comprensivi, i giudici riconoscono la “colpa” di Murolo ma non vi sono prove per quantificare i danni e attribuire conseguenze derivate da quella colpa. «Una sorta di assoluzione per insufficienza di prove», spiegano i tecnici per far comprendere in modo elementare la portata di questa sentenza. Gli stessi giudici ritenendo non provato il danno arrecato a Carife dai finanziamenti ai Siano - e tanti altri nella girandola di prestiti - concessi per anni nel campo immobiliare in operazioni «manifestamente avventate ed imprudenti», hanno anche revocato il sequestro conservativo che era stato concesso in corso di causa contro i beni di Murolo, congelati per diversi milioni ed oggi dissequestrati. Murolo che senza giri di parole, interpellato dalla Nuova Ferrara, manifesta la sua più totale soddisfazione e rivendica la correttezza del suo operato: «Dopo l’assoluzione in penale (il processo legato alla truffa a Carife per le operazioni, appunto, con il gruppo Siano, ndr) e adesso in civile, ognuno tragga le proprie conclusioni, rivedendo l’opinione che io sia il più grande responsabile della crisi di Carife». I giudici tuttavia, nelle 22 pagine di sentenza, analizzano nel dettaglio ciò che è accaduto durante la gestione Murolo, ricordando tutte le varie concessioni dei prestiti che si sono susseguiti negli anni (per Cascina Boffalora, Milano Santa Monica, Miluce e fondi Calatrava e Aster). Citano e interpretano le sentenze pregresse, anche quella della assoluzione di Murolo a Milano sulle responsabilità «pur attenuate in sede penale, ma non totalmente elise visto che il finanziamento (fondo Calatrava) era erogato a favore del gruppo Siano e si riscontra una elevatissima concentrazione del rischio della banca in capo ad un solo cliente». E poi, i giudici fanno proprie anche le parole di Banca Italia sulla criticità dei finanziamenti decisi ai Siano: poiché Murolo «ha gestito - scriveva Banca Italia - quasi in autonomia il rapporto col gruppo Siano, fornendo una informativa insufficiente agli organi collegiali». Organi collegiali - collegio sindaci e cda - che ricordiamo sono coinvolti nella seconda azione di responsabilità contro una trentina di persone, accusati di malagestione di Carife dal 2007 al 2013, sempre davanti al tribunale imprese di Bologna, causa che ci concluderà nell’autunno prossimo.

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