Il futuro dell’ex Cercom svelato in commissione
Gli investitori spagnoli assicurano: «Massimo rispetto delle norme ambientali» Il sindaco Fabbri ricorda che numerosi enti competenti dovranno esprimersi
PORTO GARIBALDI . Punta a valorizzare il made in Italy il gruppo spagnolo Arcilla blanca con sede a L'Alcora che, in partnership con Torrecid Italia di Fiorano Imolese (Modena), ha presentato ieri pomeriggio a Palazzo Bellini il progetto di ristrutturazione edilizia e di ampliamento per l'insediamento di un nuovo impianto produttivo nell'area un tempo occupata dalla Cercom di Porto Garibaldi.
«Il sito è della Sacmi di Imola - ha spiegato nel corso di una commissione consiliare Andrea Giambi, ad di Torrecid Italia -, che ci ha suggerito di visitarlo. Ci è piaciuto e abbiamo capito che andava costruita lì la nostra prima filiale italiana di Arcilla blanca». Chiusa nel 2002 e accompagnata dal trasferimento delle attività a Filo di Argenta, l'ex Cercom è diventata uno dei tanti luoghi dell'abbandono, per il quale potrebbe essere giunta una svolta. Ritenuto «un intervento significativo» dal sindaco Marco Fabbri, dopo le ferite sul territorio originate dalla chiusura, con ricadute sociali rilevanti, dato che impiegava oltre 100 lavoratori, il progetto si avvia ora a compiere una procedura speciale, mediante l'avvio di una conferenza di servizi.
«Numerosi enti dovranno esprimersi attraverso una serie di pareri preventivi di compatibilità paesaggistica - ha dichiarato Fabbri -, di sicurezza, sulle emissioni e sugli scarichi. La conferenza potrà concludersi con un sì, oppure con un no motivato. Dopo lo studio di fattibilità è previsto l'assenso preventivo dell'organo consiliare». Pablo Abadia, anch'egli ad di Torrecid Italia srl, affiancato dal collega spagnolo Carlos Martinez, si è addentrato nei contorni del progetto, dopo aver evidenziato che «Arcilla blanca è leader in Spagna per la produzione di impasti ceramici di qualità», ha detto di ritenere «questo posto strategico per avviare un nuovo insediamento, ma puntiamo a creare anche nuovi posti di lavoro». In rappresentanza della Sacmi di Imola ha partecipato all'incontro Mauro Ferri, il quale ha auspicato «l'interesse anche da parte del territorio, attorno al progetto». Abadia ha spiegato che dalla materia prima (argilla in primo luogo), attraverso il processo di macinazione all'interno di un mulino, si giungerà ad ottenere l'impasto ceramico attraverso l'impiego di un atomizzatore.
«Scarichiamo vapore acqueo nel massimo rispetto delle norme sulle emissioni atmosferiche - ha rimarcato Abadia -; Il prodotto non fa odore e avremo il solo pennacchio bianco del vapore acqueo. Non c'è alcun processo inquinante e ci serviamo solo di acqua depurata, che potremmo recuperare dal depuratore».
Katia Romagnoli
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