Case popolari, stretta (con dubbi) sugli stranieri
La Regione esclude dalle graduatorie chi è proprietario di abitazioni all’estero Acer dovrà consultare i Catasti oltre confine. La Lega: una finta, controlli aggirabili
Quasi in contemporanea con l’uscita del sindaco di Firenze, Dario Nardella, contro i troppi extracomunitari nelle case popolari, la Regione Emilia Romagna ha deciso a sua volta una stretta su questo versante, che però è tutta da valutare per i concreti effetti sulle graduatorie degli alloggi Acer. La scelta dell’assessore Elisabetta Gualmini è d’istituire «l’obbligo di chi fa richiesta di un alloggio di edilizia residenziale pubblica di non essere proprietario o usufruttuario di case in Italia o all’estero». Prima di questo provvedimento, assunto dalla giunta e che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale, il vincolo riguardava solo l’eventuale proprietà di immobili in Italia, ora è appunto generalizzato: benché non si faccia distinzione tra proprietari italiani e stranieri, è chiaro che avrà una pesante incidenza sui nuovi ingressi non italiani nelle graduatorie, già oggi in disequilibrio. Sarà peraltro «compito dei Comuni verificare l’esistenza di questo requisito attraverso la dichiarazione Isee», chiarisce la Regione.
In realtà a livello locale la decisione della Regione dovrà essere condivisa dal Tavolo provinciale per le politiche abitative, e quasi certamente i Comuni demanderanno i compiti di controllo all’Acer. «Attendiamo indicazioni più precise, la disposizione regionale va sicuramente nella direzione di una maggiore equità tra italiani e stranieri ma sorgono interrogativi su come rendere efficaci i controlli previsti» dice Diego Carrara, direttore dell’Azienda case di Ferrara. Dubbi ne sono stati sollevati esplicitamente dal bolognese Alessandro Alberani, del tipo: chi telefonerà al catasto del Bangladesh per verificare che un cittadino, al momento di richiedere la casa popolare, sia o meno proprietario di un’abitazione nel suo paese? E non si rischia di svantaggiare, in questo modo, proprio gli originari di quei paesi i cui Consolati mostrano più efficienza e disponibilità a collaborare? Senza contare il fatto che, in attesa di verifiche su centinaia di posizioni, le future graduatorie rischierebbero di restare in sospeso per mesi.
Per rendersi conto dell’impatto di un provvedimento del genere basta scorrere l’ultima graduatoria provinciale pubblicata, la 29esima: su 590 domande, il 49% è di nuclei familiari italiani e il resto di stranieri (il 44% sono extracomunitari). Il sorpasso è dunque già avvenuto, tenendo conto che fino a qualche anno fa la proporzione era di due terzi a un terzo, in favore dei richiedenti italiani, e il trend è molto forte, tanto da far prevedere per le prossime graduatorie una prevalenza netta degli stranieri.
Tra gli scettici s’iscrivono i leghisti, che pure dall’inizio della legislatura regionale chiedono di vietare l’assegnazione delle case popolari agli immigrati con proprietà immobiliari. Questo obiettivo, sostengono i consiglieri Alan Fabbri e Marco Pettazzoni, non sarà raggiunto con la disposizione Gualmini: «Si prepara l’ennesima beffa, il Pd dice di voler escludere dalle assegnazioni chi possiede case all’estero, ma gioca con le percentuali di proprietà per annacquare la norma e scarica tutto l’onere dei controlli, ancora una volta, sui Comuni. Con il risultato che, praticamente, rispetto ad oggi cambierà poco o nulla». La delibera, sottolineano i due consiglieri, non esclude a priori tutti i proprietari o usufruttuari «ma solo quelli che ne godono al 100%, mentre è sufficiente detenere meno del 50% di una proprietà per poter, senza problemi, avanzare domanda e ottenere l’assegnazione di un alloggio». Quanto ai controlli, l’atto regionale dice che «i Comuni semplicemente possono (e non devono) se ne hanno il tempo e le risorse, verificare lo stato patrimoniale dei cittadini extracomunitari». La conclusione di Fabbri e Pettazzoni è che «l’atto non risolve il problema delle centinaia di stranieri che, anche in Emilia Romagna, millantano condizioni di disagio sociale e difficoltà economiche pur essendo proprietari di case in patria».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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