La Nuova Ferrara

Ferrara

Minacce a mamma e figlio Baby gang colpisce ancora

di Daniele Predieri
Minacce a mamma e figlio Baby gang colpisce ancora

Le intimidazioni: se ci denunci le prendi e ti facciamo male. Indagano i carabinieri La donna: «I tre arresti non li hanno fermati, ci sono altri ragazzi pericolosi» 

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«È stato detto che era tutto finito dopo gli arresti di quei tre ragazzini: qui non si è capito nulla, gli altri sono tutti fuori e l’incubo mio e di mio figlio continua». Gli altri sono quelli della “baby gang”di Ferrara che intimidisce, minaccia, ricatta, ruba cellulari e biciclette, gli altri della banda del “sottoMac”, oggi diventata secondo la nuova geografia del disagio minorile e il vocabolario dei ragazzini 14/15enni, la “banda del Penta”, perché si trova nella pentagonale piazzetta Ciacciaguida, dietro l’anagrafe di piazza Beretta, nuovo punto di spaccio. E tanto altro.

A squarciare il silenzio in città è la madre di un 13enne, minacciato, intimidito, derubato: un silenzio rotto solo dalle sue parole, perché – spiega – «tanti genitori sanno e non fanno nulla e tanti altri invece non sanno ma dovrebbero sapere, controllando le chat che girano tra i ragazzini e scoprirebbero la verità sui loro figli». Le parole di questa mamma sono diventate anche denunce per minacce e altro, ripetute ben tre volte nel mese di aprile, l’ultima in questi giorni. Dopo averle subite lei stessa, le minacce del branco: «È successo l’altro ieri, ero in piazza Medaglie d’oro, ho avvicinato due di questi ragazzini dicendo loro che se dovevano prendersela con qualcuno, lo facessero con me, non con mio figlio. Uno di loro (14enne, ndr) mi ha lanciato addosso una bottiglietta d’acqua, e poi mi ha detto con fare sprezzante “Se presenti denunce, ti facciamo un c... come una casa”».

Minacce e ancora minacce anche in questo nuovo caso da parte degli altri della “baby gang” al ragazzino e alla mamma: «A mio figlio messaggi come “le prendi”, “Io posso esplodere contro di te”. Mentre addirittura sono venuti sotto casa mia, dove abitiamo, dicendo a mio figlio “fai scendere tua madre che le parliamo noi”». Un avvertimento, una pressione psicologica e fisica soprattutto sul ragazzino che va avanti da metà febbraio. «Sì, è da allora che ho visto un rendimento a scuola in caduta libera: sono andata dal preside della scuola per capire i motivi per cui si era chiuso sempre più in se stesso». Ma la scuola può far ben poco, anche in questo caso - come per gli altri tre primi arrestati - poichè fa solo da sfondo, tutto avviene fuori: ricatti (anche qui per una sigaretta elettronica “se non ci porti i soldi ti faccio picchiare da K. (uno dei tre arrestati, ndr)”, e poi pressioni, altre minacce: “Se presentate denuncia, ve la facciamo pagare». Tutto provato, documentato, dai messaggi in chat che girano tra i ragazzini (e la mamma li mostra mentre parla al cronista) e che vedrebbe coinvolti quelli della “banda del Penta”, almeno tre nuovi ragazzini (la mamma fa nomi e cognomi). Con i primi tre arrestati in comunità, sarebbero in tutto una decina: una vera e propria baby gang, alla faccia di chi minimizza, e parla di bullismo: «Bullismo? Non voglio etichettare nulla – spiega la madre –, ma tutto questo va ben oltre, questi ragazzi sono pericolosi, non solo per mio figlio, so soltanto che questa è una gravissima situazione. Mio figlio psicologicamente è provato, terrorizzato, anche perché alcuni di questi ragazzi hanno una sorta di doppia faccia: si fingono addirittura protettori e mi dicono “stia tranquilla per suo figlio, se sta con noi! ”. Ovviamente è un doppio gioco che non fa altro che condizionarlo». «Ma quello che tutti hanno sottovalutato - sottolinea la mamma - è che questi ragazzi di 14/15 anni sono fuori tutto il giorno (fuori il controllo di tutti, ndr): da dicembre nessuno di loro va a scuola, ho provato anche a parlare con i loro genitori, con il preside di una loro scuola: senza risultati».

E la sua denuncia, non ha ancora avuto risposte? «Le attendiamo dagli inquirenti cui ho dato tutti gli elementi». E’ bene dire che da settimane sono in corso attività dei carabinieri, non solo per questo nuovo caso, ma sul troncone della “baby gang” che aveva portato ai primi tre arresti. Perché sia chiaro, i tre arrestati di allora, sono, guarda caso, legati con questi altri tre bulli-ricattatori che minacciano madre e figlio. E lo fanno da impuniti. Tanto che uno di loro avrebbe risposto alla donna: “Chiami pure i carabinieri, tanto poi non mi fanno nulla”.

Sbagliato. Sbagliatissimo: i carabinieri sono in stretto contatto con la procura dei minori e stanno valutando, vista la presenza comunque di ipotesi di reato -minacce, estorsione, atti persecutori, sottrazione di soldi - risposte giudiziarie che potrebbe arrivare al più presto. Intanto, in questi ultimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane, la mamma, una professionista della città, non riesce più quasi a lavorare, costretta a trasformarsi nel “carabiniere” di suo figlio: «Lo seguo, con pedinamenti e controlli, ma arrivata a questo punto non so più cosa fare: sono arrivata a pensare di trasferirmi dalla città, per tutelare la sicurezza di mio figlio e da atti di autolesionismo che purtroppo sono assai comuni tra i ragazzini».

Perché là fuori, dalle case e dalle scuole, c’è un mondo giovanile che si nasconde a genitori e insegnanti: «Credevo si trattasse di ragazzini emarginati, per non dire altro, ma adesso sono seriamente preoccupata dalla loro pericolosità, per i loro atteggiamenti, intimidazioni. Mi chiedo e chiedo a tutti: se a 14 anni fanno questo, a 20 o 25 cosa faranno? Per noi, per me e mio figlio, la speranza è che questo incubo finisca presto, per riprenderci finalmente la nostra vita».



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