San Domenico, tempi stretti per sanare il tetto squarciato
Tecnici già al lavoro per un progetto di messa in sicurezza dell’abside del tempio di via Spadari Bisogna far presto perché le continue infiltrazioni d’acqua provocano danni strutturali
I tecnici sono già al lavoro per risolvere in tempi brevissimi l’emergenza San Domenico. Il crollo in tre punti di una parte del tetto che copre l’abside del tempio di via Spadari impone la rapida soluzione almeno di un telone in grado di impedire all’acqua piovana di entrare all’interno della chiesa che può provocare grossi danni strutturali all’intero complesso domenicano. Ieri pomeriggio c’è stato un summit tecnico davanti alla chiesa coordinato dall’architetto della sovrintendenza Keoma Ambrogio con alcuni esperti della “Leonardo”, un’azienda specializzata in restauro architettonico, che proprio in queste settimane è impegnata nella complessa ristrutturazione della basilica di San Francesco. Come diceva l’architetto Ambrogio, la prima fase dell’intervento consiste nel rimuovere le macerie che sono cadute nel solaio della chiesa e per fortuna non hanno provocato conseguenze all’interno del tempio salvo qualche frammento di calcinaccio caduto in prossimità del coro absidale. Si sta studiando la soluzione per intervenire in maniera più rapida, considerando che è ammesso solo un intervento esterno dall’alto, in quanto non ci sono le condizioni di sicurezza per procedere direttamente salendo sul solaio.
Si valuta la possibilità - come concordava anche don Stefano Zanella, responsabile dell’Ufficio tecnico della Diocesi - di intervenire con piattaforme esterne per garantire in tempi brevi i primi risultati dell’operazione. È importante rimuovere le macerie per non appesantire la volta absidale e al tempo stesso coprire gli squarci provocati dal crollo imponente, per proteggere la struttura dalle infiltrazioni di acqua che aggraverebbero ulteriormente la già precaria condizione statica dell’edificio, provato dalle scosse di terremoto del 2012, che ne hanno decretato l’inagibilità. Prima di questo crollo la chiesa di San Domenico appariva come una della chiese del centro di Ferrara maggiormente colpite dal sisma, con danni che superano i 5 milioni di euro. Questo nuovo guaio statico provocato dal crollo, fa scattare l’emergenza per la salvaguardia di questo tempio religioso tra i più antichi e ricchi di storia. In questi anni dopo il sisma è stata messa al sicuro la maggior parte delle opere d’arte più preziose, alcune sono state mandate anche al restauro all’accademia milanese di Brera. Ma soffitti e muri in questi anni di oblio sono rimasti molto danneggiati e adesso è una corsa contro il tempo per salvare il salvabile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
