Nozze imposte, condannato per stalking all’ex moglie
Ostellato, la donna era fuggita dopo il matrimonio combinato dalla famiglia Nove mesi allo sposo abbandonato. La difesa: «Va considerata la cultura sikh»
OSTELLATO. Un matrimonio combinato durato appena dieci giorni e una persecuzione andata avanti per più di un anno. Si è conclusa con una condanna a 9 mesi per stalking la vicenda della ragazza indiana, residente a Ostellato, spinta dalla famiglia a sposare un uomo che aveva visto soltanto una volta prima del matrimonio e che, dopo le nozze celebrate con rito sikh, si era rivelato molto diverso rispetto alle apparenze: violento con la mamma, dedito al fumo e all’alcol (pratiche ritenute molto disdicevoli per la cultura sikh), oppressivo al punto da spaccare il caricabatterie del cellulare della neosposa per impedirle di parlare con la sua famiglia.
La ragazza aveva resistito solo dieci giorni in quell’unione accettata per compiacere la famiglia, ed era tornata a casa sua, a Ostellato, dopo aver lasciato il marito con un biglietto. Da qui il risentimento dell’uomo, sfociato in un bombardamento di messaggi (almeno 500), continui cambi di tessera sim per ovviare al fatto di essere bloccato, minacce di svergognare la ragazza raccontando tutta la storia in tv. «È necessario contestualizzare questa vicenda, tenendo conto che per la cultura sikh, diversa dalla nostra, essere abbandonati dalla moglie con un biglietto è inconcepibile e inaccettabile», ha sottolineato la difesa dell’imputato sostenuta dall’avvocato De Pellegrin, chiedendo di derubricare il capo di imputazione da stalking a molestie. Per la giustizia italiana, però, i comportamenti tenuti dall’uomo non possono trovare giustificazione nell’abbandono, e l’imputato è stato condannato a 9 mesi. La richiesta del pubblico ministero era stata di un anno, comprendendo anche l’accusa di appropriazione indebita. La ragazza, che si era costituita parte civile attraverso l’avvocato Stefano Forlani, lamentava infatti anche la mancata restituzione della dote: ovvero i suoi vestiti, oltre a diversi monili in oro donati non solo allo sposo ma anche ai suoi familiari.
L’imputato, da parte sua, aveva sostenuto di non essere più in possesso dei gioielli, perché consegnati ai parenti già ritornati in India dopo il matrimonio sikh (che, va ricordato, non è valido in Italia e non era stato registrato). Per questa accusa è arrivata quindi l’assoluzione. Il giudice ha inoltre stabilito una provvisionale di duemila euro che l’ormai ex marito dovrà versare alla parte civile, a titolo di risarcimento, oltre al pagamento delle spese legali sostenute dalla controparte.
Alessandra Mura
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