«Eder libero, non è giustizia» Lo sfogo del padre di Cenci
La lettera del genitore del trentaduenne ucciso a Valencia da Guidarelli. «Il 2 luglio l’assassino di mio figlio potrà tornare a Ponte. Cosa devo fare?»
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FERRARA. La morte di Marcello Cenci, il giovane di 32 anni ucciso a Valencia dall’ex amico Eder Guidarelli il 2 luglio scorso, torna di attualità. Il motivo lo offre il padre della vittima, Mario Cenci. Preoccupato che, «come riportato in questi ultimi giorni dai giornali e come spiegatomi dai miei avvocati», il 2 luglio prossimo «l’assassino di mio figlio - scrive il padre - potrebbe tornare libero».
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Guidarelli si trova tuttora nel carcere ferrarese dell’Arginone. Ma, come scrive il padre della vittima, «il 2 luglio prossimo scadranno i termini per la custodia cautelare di Eder Guidarelli, colui che ha strangolato mio figlio il 2 luglio scorso a Valencia, dopo un anno di stalking (tre aggressioni, rottura di costole, frattura del setto nasale, 55 punti di sutura al cuoio capelluto, due denunce), colui che ha confessato dopo otto mesi la sua verità fatta di contraddizioni, falsità e opportunismo. In quell’anno di stalking non mi sembra che sagacia, tempestività e fiuto siano state le azioni manifestate dall’Arma dei Carabinieri. Arma dei carabinieri a cui mi ero peraltro rivolto con fiducia per protezione ed aiuto - dice ancora il padre del ragazzo ucciso - , inutilmente, vista l’assurda morte di mio figlio. Tra due mesi, meno di 60 giorni dalla scadenza dei termini per la custodia cautelare in carcere, scopro che Eder Guidarelli può essere scarcerato, messo in libertà, magari può risiedere a Pontelagoscuro, a meno di 500 metri da casa mia. Non so - dice il padre - se questa sia giustizia, ma questa sembra proprio poter essere la realtà. Cosa devo fare? Se questa è la giustizia, a cui credo e a cui voglio continuare a credere, sono preoccupato. Mi devo procurare un porto d’armi per la presenza in città di un assassino? Mi devo difendere rispondendo con la violenza alla violenza subita? Debbo andarmene, io e tutta la mia famiglia dalla città per fare posto ad un omicida? Mi rifiuto - scrive ancora Mario Cenci nella sua accorata lettera - di fare ognuna di queste cose, dovrò vivere il resto della mia vita senza Marcello ma non voglio nascondermi e/o vivere di soprusi e violenza. Non ho fatto nulla di male ed ho perso, strangolato, mio figlio Marcello.
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Voglio solo giustizia, ma credo che la scadenza dei termini per la custodia cautelare in carcere per un assassino come Eder Guidarelli, prima di celebrare un giusto processo per l’omicidio che ha commesso - prosegue papà Cenci - non faccia parte di una giustizia efficiente. Marcello è morto senza alcuna motivazione, senza un senso, dopo un anno di stalking, due denunce e una misura cautelare di non avvicinamento ai luoghi da lui frequentati da parte del suo assassino. Mi sono spesso domandato dove fossero le istituzioni quando ho/ abbiamo avuto bisogno di loro. Nonostante tutto continuo a voler confidare nel lavoro delle forze dell’ordine, delle istituzioni. Oggi ed in futuro - scrive in ultimo Mario Cenci - spero di sentirle realmente e concretamente presenti». Tutto ancora in attesa del processo. Un processo, tuttavia, ormai scontato: vista la confessione di Eder Guidarelli che ha ucciso l’ex amico e soprattutto la perizia psichiatrica della Procura di Ferrara che ha stabilito la assoluta capacità di Eder prima e dopo il tremendo omicidio.
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