La vedova: quei capannoni dovevano essere sicuri
DOSSO. «Quei capannoni dovevano essere sicuri...» Riassume così, con un filo di voce, anni di inchieste e pagine su pagine di perizie la signora Catia Zuccheri, vedova di Gerardo Cesaro, presente...
DOSSO. «Quei capannoni dovevano essere sicuri...» Riassume così, con un filo di voce, anni di inchieste e pagine su pagine di perizie la signora Catia Zuccheri, vedova di Gerardo Cesaro, presente ieri alla lettura della sentenza insieme al figlio. Altro non riesce ad aggiungere, la signora Catia, anche perché in fondo ha già detto tutto quello che il processo aveva da dire. Una verità che i suoi legali, gli avvocati Fabio Anselmo e Carlotta Gaiani, hanno inseguito a denti stretti, opponendosi a una prima richiesta di archiviazione.
«Siamo molto soddisfatti, questa è una sentenza molto importante perché, al di là dell’entità della condanna, stabilisce un principio», commenta l’avvocato Fabio Anselmo. E oltre a questo, segna un precedente anche in vista della conclusione degli altri due processi per le morti del terremoto nel Ferrarese. Fra tre settimane, il 31 maggio, ci sarà la requisitoria per il crollo dell’Ursa di Stellata, costato la vita all’operaio marocchino Tarik Naouch di 29 anni. Il 26 settembre è invece attesa la sentenza per la tragedia alla Ceramica Sant’Agostino, dove morirono Nicola Cavicchi di 35 anni e Leonardo Ansaloni di 51. La procura ha chiesto quattro mesi di condanna per il titolare e quattro tecnici.
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