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Rifiuti abbandonati e strade rotte. I Lidi devono correre ai ripari

Rifiuti abbandonati e strade rotte. I Lidi devono correre ai ripari

A poche settimane dall’inizio del periodo di vacanza si registrano alcune criticità più o meno gravi. La Casa Museo “Brindisi” a Spina deturpata da anni un cantiere. I residenti: «Una vergogna»

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LIDI. La stagione estiva sta per decollare e anche il litorale comacchiese si prepara ad accogliere l'esodo dapprima dei turisti stranieri che dalla Pentecoste (dal 20 maggio) affolleranno i lidi e, a ruota, di quelli italiani.
La mappa degli interventi prioritari per rendere più accoglienti le località balneari viene sistematicamente rilanciata dagli stessi turisti e dai proprietari delle seconde case che, assegnano il primo posto alla manutenzione di strade e marciapiedi. Ma se al Lido delle Nazioni è stato visto avanzare il cantiere mobile che, dopo il rifacimento del marciapiede di viale Inghilterra, in questi giorni si sta occupando di quello di viale Stati Uniti d'America, permane la criticità dell'abbandono di rifiuti alla rinfusa, da parte di soggetti senza scrupoli convinti di farla sempre franca.

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Sembrano restare lettera morta gli appelli di Clara a servirsi dei centri di raccolta presenti sul territorio o dei servizi di recupero domiciliare (gratuito per due volte all'anno) di ingombranti, ma anche di macerie e ramaglie. Non è purtroppo inusuale imbattersi in reti e materassi adagiati, laddove ancora presenti, accanto ai cassonetti stradali, oppure in mobili vetusti sistemati alla meno peggio in prossimità di aree verdi ai lidi. Da parte di chi ritiene un optional il rispetto dell'ambiente e delle regole di convivenza più basilari, anche la presenza di telecamere mobili che in più occasioni hanno permesso di pizzicare anche insospettabili, multati poi con sanzioni da 600 euro corredate di denuncia penale, ancora non è concepita purtroppo come deterrente.

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Spesso sono i turisti stessi a scagliarsi contro situazioni che si palesano come un pugno negli occhi, come lo è l'appello di un gruppo di condòmini del Lido di Spina, proprietari di alloggi in via Niccolò Pisano. «Da anni qui davanti alla casa museo Remo Brindisi - dichiara il gruppo in coro - un telone di plastica copre alla vista un'area di cantiere dove sono presenti attrezzature, macerie e dalla scorsa estate anche enormi tronchi di alberi segati. Forse sono quelli caduti dopo i diversi fortunali, ma al di là della questione estetica, visto che deturpano un luogo simbolo della cultura, ci chiediamo se sia possibile tenere in piedi per anni una situazione del genere».

Dal primo piano del palazzo che si affaccia sulla villa Brindisi la visuale è dominata dal cantiere, che impedisce anche di scorgere il mare. Chi percorre la via Nicolò Pisano, dopo aver superato il muro di cinta della casa museo Remo Brindisi, si imbatte in una lunga recinzione di plastica da cantiere, che copre tutto il materiale accatastato nell'area recintata. «Brindisi è sepolto lì davanti - sbotta uno degli inquilini - e lì c'è uno dei musei di arte contemporanea più importanti al mondo. Quest'anno si celebrano i cento anni della nascita maestro. Speriamo che l'area confinante venga bonificata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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