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Rubati croce e capitello al cippo sulle Mura

di Fabio Terminali
Rubati croce e capitello al cippo sulle Mura

Danneggiato il monumento dedicato a Savonuzzi e Torboli, fucilati nel 1943 Si sospetta un’azione dei ladri che colpirono un anno fa alla Palazzina Marfisa

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Girolamo Savonuzzi e Arturo Torboli furono tra le undici vittime della strage fascista del 15 novembre 1943, pianificata dopo l’uccisione del federale di Ferrara Igfino Ghisellini. Non vennero fucilati al muretto del Castello come la maggioranza degli altri martiri; infatti terminarono sotto esecuzione la loro “lunga notte” in zona Montagnone.

In viale Alfonso d’Este, precisamente all’altezza del Baluardo di San Tommaso, c’è un cippo in loro memoria. Qualche giorno fa è stato profanato da ignoti: prelevato il pregevole capitello sulla sommità del monumento, asportata la croce greca in ottone ormai ossidata. A segnalare il danneggiamento è la guida turistica Alessandro Gulinati: «Me ne sono accorto nel giorno di Pasquetta mentre ero impegnato con alcuni turisti in un’escursione in zona. Ho anche un’ ipotesi su chi possa essere stato: forse gli stessi ladri che tempo fa colpirono a Marfisa d’Este».

Era il dicembre 2016 quando nel giardino del bel palazzo di corso Giovecca si verificò un furto di una palla di marmo; a settembre dell’anno scorso, a distanza di una settimana, ci fu invece la sparizione di un tombino di ghisa e poi la tentata sottrazione dello stemma, finito a pezzi per terra. Ne seguì una polemica sulle responsabilità dell’amministrazione comunale sulla «lenta erosione del patrimonio culturale cittadino», come la definì lo stesso Gulinati.

Ora è toccato al cippo che onora la memoria di due vittime del fascismo. La guida turistica già qualche giorno fa aveva diffuso l’informazione sui social network. «La risposta è stata il silenzio assoluto, anche da parte delle associazioni antifasciste. In altri tempi, anche per un fatto di minore importanza rispetto a questo danno, avremmo avuto una sollevazione popolare», osserva amareggiato Gulinati.

Tra l’altro, il monumento eretto sui rampari del Baluardo di San Tommaso, una delle fortificazioni delle mura cittadine, versa in condizioni critiche già da diversi anni. Incisi a metà del cippo, i nomi dell’architetto Savonuzzi Gerolamo (con la “e” e non Girolamo come scritto in successive lapidi) e del ragionier Torboli Arturo hanno ormai caratteri sbiaditi, ai limiti della leggibilità. La razzia inferta rappresenta quindi un’ulteriore ferita a una scultura commemorativa da tempo degradata.

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