Medici e infermieri fuori dal reparto se non si vaccinano
Bassa l’adesione dei sanitari, i refrattari rischiano il cambio di mansione. Giro di vite della Regione. Carradori (Sant’Anna): “premi” per chi aderisce
FERRARA. La questione vaccini ha tenuto banco almeno per un anno, tra obbligo scolastico e campagna antinfluenzale, quest’ultima conclusasi con un’adesione inferiore alle attese nonostante l’impegno nella comunicazione potenziato rispetto al passato. In sordina è rimasto il terzo versante: quello dell’immunizzazione del personale. Per paradosso medici e infermieri, gli operatori che gestiscono quotidianamente l’attività sanitaria, rientrano tra le categorie più refrattarie all’assunzione del vaccino.
Nella campagna che si è appena conclusa (con i dati aggiornati al dicembre scorso) solo il 14.7% degli operatori del Sant’Anna risulta vaccinato contro i virus influenzali. Il dato è in lenta crescita, ma si tratta solo di un aspetto che emerge da un problema più generale. Le malattie infettive più frequenti, oltre all’influenza, tra i professionisti che lavorano negli ospedali sono infatti morbillo, rosolia, parotite e varicella. La giunta regionale dell’Emilia Romagna nel marzo scorso ha approvato una delibera che impone al personale in servizio nei reparti dove il rischio sanitario è più alto (oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, pronto soccorso e Centri trapianti) di proteggersi contro la possibilità di contrarre morbillo, parotite, rosolia e varicella. Per gli operatori non immuni che rifiutano il vaccino è prevista una procedura che può portare all’esclusione dal servizio nei reparti “a rischio”: segnalazione al medico del lavoro con giudizio di idoneità parziale temporanea che comporta il divieto di esercitare l’attività (cambio di mansione) nelle aree ad alto rischio e di prestare assistenza diretta a pazienti affetti dalle quattro patologie perché potrebbero contagiare l’operatore stesso e, tramite lui, gli altri pazienti. «Oms e Unione europea da anni chiedono di aumentare la copertura vaccinale del personale sanitario, l’Emilia Romagna ha deciso di recepire in modo formale queste indicazioni. A ben pensarci è un dovere etico per chi svolge un lavoro a contatto con persone vulnerabili», commenta il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Tiziano Carradori. Ma come sarà applicata la delibera? «Per adesso ci stiamo muovendo su due piani - spiega il dg del Sant’Anna - Uno degli strumenti è la “moral suasion”, la sensibilizzazione dell’operatore ad adeguarsi ad un provvedimento che preserva la sua e la altrui salute, ma è chiaro che per incidere più profondamente bisognerà ricorrere anche ad altri meccanismi, come quello premiale (incentivi a favore di chi aiuta l’azienda a raggiungere gli obiettivi). Per l’intervento che viene prospettato dalla Regione è chiaro che si dovrà compiere un monitoraggio reparto per reparto per capire qual è la “copertura” del personale. Pensiamo che la motivazione degli operatori, in particolare nei reparti dove sono ricoverati pazienti particolarmente vulnerabili, possa essere una buona leva su cui iniziare a lavorare». (gi.ca.)
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