Le nuovi travi sul tetto per salvare San Domenico
Lavori per la posa di una copertura provvisoria nella sommità dell’abside Dopo il crollo sono emersi i segni del deterioramento dell’antica chiesa
Continua la corsa contro il tempo per salvare il tempio di San Domenico. Dopo il crollo dello scorso 3 maggio che ha provocato un evidente squarcio in più punti nel tetto dell’abside, è emerso in maniera inequivocabile un problema serio strutturale di uno dei templi rimasti tra i più danneggiati a Ferrara dopo le scorse del maggio di sei anni fa.
La ditta “Leonardo” specializzata in restauri e ristrutturazioni di opere monumentali - attualmente è impegnata anche nella difficile opera di ridare l’agibilità entro Natale alla basilica di San Francesco in via Terranuova - da quasi un settimana sta svolgendo un importantissimo lavoro di risanamento della struttura religiosa lesionata. Si è iniziato con una prima analisi dei danni nelle ore immediatamente successive al crollo e poi si è deciso, vista la gravità della situazione, di intervenire anche nel week end. È stata infatti installata una copertura al coro ligneo che si trova nell’abside, uno dei più antichi nell’intera Emilia Romagna, per evitare che polvere, eventuali cadute di calcinacci e umidità, danneggino ulteriormente una struttura di pregio, duramente provata dal lungo periodo di chiusura forzata della chiesa.
In settimana è iniziato poi il paziente lavoro di rimozione delle tegole e dei calcinacci caduti nel solaio dell’abside. Con un gru a cestello gli operatori della “Leonardo” hanno raccolto circa tre tonnellate di materiale edile che, rimasto in sospeso sul tetto dopo il crollo, era caduto all’interno e rimasto nel soffitto della volta.
I temporali degli ultimi giorni hanno da un lato pulito dalla polvere e dal guano parte della volta ma anche accentuato il pericolo di ulteriori infiltrazioni, dannosissime per una struttura già in condizioni non buone dopo il sisma e gli acciacchi dei secoli.
Ora la ditta incaricata del restauro sta sostituendo le travi deteriorate e quelle crollate con del nuovo materiale per garantire la posa di una copertura in grado di non far più passare l’acqua piovana.
Una volta ultimato questo intervento di emergenza e la messa in sicurezza dell’abside occorrerebbe poi fare, a bocce ferme, una discorso riguardo il recupero totale della chiesa. I danni dopo il sisma del 2012 erano stati quantificati in 2,5 milioni di euro.
Dopo questi sei anni di chiusura forzata il monte danni nel frattempo è più che raddoppiato con il rischio che non solo la chiesa ma anche molte opere d’arte che si trovano all’interno vengano deteriorata da questa situazione. Alcune opere sono state portate in salvo nel palazzo vescovile, ad esempio quelle che hanno fatto parte della mostra spin off “Immagine e persuasione” nel Seminario vecchio di via Cairoli. La famosa scultura dei Rossellino, Madonna con bambino, ha trovato riparo invece nel Museo della Cattedrale, ma ci sono ancora altre opera opere che rischiano di deteriorarsi rimanendo in un luogo non tra i più adatti alla conservazioni di opere, a cominciare proprio dal prezioso coro ligneo che si trova ad abbellire a semicerchio la parete dell’absde.
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