Pronto soccorso. Il Sant’Anna punta a nuove assunzioni
Il flusso in entrata in rapida crescita negli ultimi 6-7 anni. Il direttore Carradori: complicato reperire le professionalità
FERRARA. Oltre 3mila accessi in più nel 2017 rispetto al 2011. Il pronto soccorso dell’azienda ospedaliera ha visto crescere l’utenza del 10-11% nel giro di 6-7 anni. Pazienti che arrivano da tutta la provincia e che spesso attendono molte ore prima di essere assistiti se il codice di accesso indica una patologia di lieve o media entità. Dell’intasamento del servizio si è tornato a parlare giovedì pomeriggio durante i lavori della Conferenza sanitaria territoriale, convocata per la presentazione dei dati di bilancio delle due aziende sanitarie. «Effettivamente qualche risultato l’abbiamo raggiunto con gli interventi compiuti in particolare negli ultimi due anni - osserva il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Tiziano Carradori, che l’altro ieri era in Castello con i sindaci della provincia - Purtroppo l’andamento dei flussi conferma che questo indicatore deve essere mantenuto sotto stretta sorveglianza perché la situazione potrebbe complicarsi». Nel ps di Cona si incrocia l’azione di almeno tre fattori: più pazienti che arrivano dalla periferia (comuni della provincia), un maggior numero di utenti anziani in età anche molto avanzata (sopra i 75 anni), patologie più complesse da trattare che richiedono quindi più ricoveri, anche prolungati.
Sul fronte del servizio, il versante opposto, sono in agguato i pensionamenti del personale e la difficoltà di reperimento delle competenze, che per l’emergenza-urgenza richiedono una preparazione specifica mentre la formazione fornisce attualmente agli ospedali un numero di professionisti parecchio al di sotto della soglia ottimale. «Camminiamo su una linea che richiede un costante monitoraggio dei flussi e delle risorse: è sufficiente l’uscita dal servizio di un medico del pronto soccorso per creare una carenza che potrebbe richiedere molti mesi per essere coperta, proprio a causa della scarsità di specialisti preparati nel settore dell’emergenza-urgenza», aggiunge il direttore generale. I codici gialli che contraddistinguono le patologie più gravi sono cresciuti dal 26-27% al 37-38% del totale degli accessi, precisa Carradori. E per il principio di priorità chi sta anche un po’ meglio viene messo in coda. Da qui l’attesa che si prolunga anche fino a 5-6 ore e oltre sconfinando abbondantemente, a volte, nella fascia oraria notturna.
L’assunzione di personale per potenziare il servizio e migliorare i tempi di risposta degli ambulatori anche per i codici meno gravi può essere la scelta giusta - prosegue il manager - e in effetti ci stiamo muovendo su questo binario. È un nostro obiettivo ma - come è già avvenuto in passato - potrebbe non essere velocissimo il percorso che garantisce il reperimento del personale con le necessarie competenze». Sarà uno dei temi che dovrebbero trovare spazio nel piano assunzioni 2018, atteso nelle prossime settimane.
L’azienda ospedaliera sta lavorando al contempo anche sul fronte dei ricoveri. Il potenziamento dei posti di Medicina ha consentito di ridurre la quota di pazienti inviati verso le case di cura. Una “manovra” che nel 2017 ha fatto abbassare di circa 400 unità il numero dei ricoverati trasferiti in clinica convenzionata «con un costo che scende per il sistema sanitario della provincia nel suo complesso», rimarca Carradori. Nei primi tre mesi del 2018 il Sant’Anna ha ulteriormente ridotto il flusso in uscita di pazienti dal pronto soccorso di Cona verso le case di cura, «con un calo del 43%».
Gioele Caccia
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