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l’attività di libertà per cento in consiglio 

Mattarelli, un anno di battaglie

Mattarelli, un anno di battaglie

Due esposti e «pressing asfissiante sulla giunta per i casi scottanti»

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CENTO. Due esposti più otto tra interrogazioni e ordini del giorno. Marco Mattarelli, con il direttivo, fa il punto di un anno di attività di Libertà per Cento.

Sul fronte giudiziario: «Il primo esposto, protocollato alla Corte dei Conti di Bologna, è su Ente Fiera e Territorio, che ha assorbito dal Comune ben 852mila euro dal 2015 al 20117, ma ha chiuso il 2016 con una perdita di 175mila euro. Nel biennio debiti per 215mila euro. Un fatto grave, dovuto ad incapacità, e uno scandalo come il riconoscimento del debito fuori bilancio di 361mila euro a favore di Cmv, deliberato giovedì. Il secondo esposto, presentato alla Guardia di Finanza, è sulla Fondazione Patrimonio Studi e sul trasferimento di fondi a San Marino per evitare il pignoramento avviato dalla Resintec. È da lì che riteniamo siano arrivati i soldi per pagare la Resintec, oltre alla permuta di un immobile ricostruito dopo il sisma con fondi pubblici, per il Cvr forse non dovuti. Le autorità indaghino».

Al centro dell’attività in consiglio di Libertà per Cento, la sicurezza, il riordino dei comprensivi, «l’insopportabile scandalo del Palazzetto, investimento di 3,2 milioni a favore dei “padroni”». Poi, i siti industriali: «Chiedo chi li abbia certificati. Sono pronto ad incatenarmi perché vengano resi sani. Nella zona ex Pesci l’attuale proprietà ha ceduto in preliminare l’area al Gruppo Famila, disposto ad investire e trasferire lì punto vendita, in un nuovo centro commerciale, nuova rotonda e riqualificare lo stabile abbandonato di fronte. Sono in attesa della risposta del sindaco. L’operato del governo Toselli è negativo, è un’amministrazione di scarso spessore politico. Da 30 anni Cento è amministrata in favore di pochi, contro tutti».

Per finire, la recente questione della cessione della CariCento «si tradurrà in un disastro finanziario per i piccoli azionisti, nell’insipienza degli imprenditori, che dicono no alla vendita ma non fanno alcuna controproposta di acquisto». (be.ba.)

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