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«È entrato, ha colpito lei e poi mi ha presa a calci»

«È entrato, ha colpito lei e poi mi ha presa a calci»

Il racconto di una delle insegnanti: le botte perché ho cercato di fermarlo «La mia collega ha iniziato a gridare e ho cercato di gestire gli alunni»

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CENTO. Trovarsi davanti al pericolo ed essere in grado di gestirlo, facendo da scudo ai propri alunni e finendo al pronto soccorso per difenderli. Questo significa essere una insegnante. La professoressa di attività motoria presa a calci e pugni da un 38enne perché non sopportava le voci delle ragazzine, racconta visibilmente scossa quanto accaduto:

«Stavamo svolgendo normale attività didattica motoria, quando a un certo punto sono stata richiamata da un uomo molto grande di statura, che mi ha ripetuto ben tre volte di aprirgli il cancello. A tale richiesta gli ho risposto che non era possibile e dopo la mia risposta ferma, ha scavalcato la recinzione del campo d’atletica portandosi tra gli studenti».

Si ferma tra una parola e l’altra, appoggia la testa al muro, stremata e stanca. La sua collega corre ad abbracciarla, il marito ha gli occhi lucidi.

«Si è trovato davanti una ragazzina e non ha esitato a prenderla a schiaffi.. .una bambina e a quel punto ho agito di istinto, mi sono messa in mezzo, lui ha iniziato così a picchiare me e i ragazzi sono scappati». E aggiunge: «Poco distante da noi si trovava l’altra docente con la classe prima, che nel vedere i miei studenti correre ha richiamato l’attenzione dei suoi e tutti hanno cominciato a scappare. Io non capivo nulla in quel momento ma ho cercato di restare lucida. Sono stati attimi di paura e confusione, ad un certo punto mi sono vista aggredire da questo uomo che dopo avermi scaraventato a terra ha cominciato a tirarmi pugni e calci in testa. Fortunatamente sono riuscita ad alzarmi ed allontanarmi». A quanto pare, a questo punto l’uomo «è rimasto completamente passivo e mentre noi eravamo tutti in fuga e spaventati lui ci guardava con occhi minacciosi e passeggiava tranquillamente all’interno del campo di atletica».

«Sono una supplente, sono qui da poco - racconta la professoressa della classe prima del Cevolani - Non riesco nemmeno a parlare. Ci siamo sentiti in gabbia... fosse stato armato avrebbe fatto una strage e noi non avevamo vie di fuga».

Due insegnanti a gestire quaranta ragazzi. Una persona che scavalca una rete e se la prende con gli alunni perché disturbano. Qualche domanda è d’obbligo.

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