«I nostri figli hanno rischiato la vita»
La rabbia dei parenti: adesso vogliamo delle risposte. I vicini: abbiamo paura
CENTO. Non appena sono riusciti a tornare nello spogliatoio del capo sportivo di Cento, subito dopo l’aggressione, i ragazzi del Cevolani si sono attaccati ai cellulari ed hanno avvertito le famiglie. Nel giro di pochi attimi genitori e parenti sono arrivati al Parco con il cuore in gola e prima di arrivare a capire l’esatta dinamica dei fatti gli animi si sono dovuti calmare. Calmare nei limiti del possibile perché comunque i loro figli erano a scuola, un luogo sicuro, e si sono trovati faccia faccia con una persona che ha perso la testa e non è riuscito in quel momento a gestire la sua rabbia, mandando in ospedale una ragazzina di 17 anni e una insegnante. «Non staremo certo zitti - dicono i genitori su tutte le furie - Vogliamo capire perché quest’uomo è entrato nel campo sportivo e soprattutto quali provvedimenti verranno presi perché è impensabile lasciarlo libero». «Ha aggredito i nostri figli, questi sono i fatti e possono raccontarci quello che vogliono, noi ci basiamo sull’oggettività dei fatti: un uomo ha scavalcato una rete ed è entrato. Una volta dentro li ha picchiati. Cosa dovremmo aggiungere? E per fortuna non era armato...». «Il sindaco, i carabinieri e la scuola dovranno dare delle spiegazioni. Certi fatti saranno anche imprevedibili, ma non devono succedere. Questo signore è conosciuto a Cento, passa il tempo a disturbare i clienti dei locali e in particolar modo se la prende con le donne apostrofandole in diversi modi». «L’ha fatto con me - aggiunte la titolare di in chiosco - Un giorno senza motivo me ne ha dette di tutti i colori. Io certo non mi lascio intimorire, ma se la prende con il sesso femminile spesso e volentieri». «Lo conosciamo - aggiunge il gestore di un bar - e abbiamo smesso di dargli da bere». Da sottolineare che l’uomo ieri è risultato negativo al test di alcol e droga.
La rabbia della mattina diventa ancora più intensa nel pomeriggio, quando Stanislav Popovych torna a casa sua. «È libero, è tornato qui a casa ma noi adesso abbiamo paura - dicono i vicini - Sarà stato anche solo un momento, ma i fatti sono gravi». «Fino ad oggi non ha mai dato fastidio, non ha mai dato segnali di particolare squilibrio - aggiunge una vicina - È taciturno, schivo ma sinceramente non abbiamo mai avuto problemi. Suo padre è un liutaio, una persona squisita...chissà, non riusciamo davvero a capire».
Popovych esce da casa nel tardo pomeriggio, ha la mano fasciata, esce dal portone e si infila nel garage. Non ha nessuna intenzione di parlare, quello che doveva dire lo ha già detto alle forze dell’ordine.
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