Arrigo Sacchi: «Quanto mi manca Marco Pantani»
Fusignano, in fondo, dista solo mezz’ora da dove ieri, nell’autodromo Enzo e Dino Ferrari a Imola, si è conclusa la dodicesima tappa del Giro d’Italia. Forse anche per questo, a un certo punto, si è...
Fusignano, in fondo, dista solo mezz’ora da dove ieri, nell’autodromo Enzo e Dino Ferrari a Imola, si è conclusa la dodicesima tappa del Giro d’Italia. Forse anche per questo, a un certo punto, si è vista la pelata di Arrigo Sacchi che si aggirava nella zona Vip.
Volto tirato, occhiali d’ordinanza, “Righetto” ha subito ammesso che il ciclismo gli «piace da morire», e di avere «tanta nostalgia di Pantani», che considerava «un grande». «In passato ho amato scalatori come Fuente, Gaul, Bahamontes, però Marco mi ha fatto riavvicinare al ciclismo, perché lui era uno che riconciliava con lo sport. È stato un corridore di grandissima classe», le sue parole. Come quell’altro Marco che allenò nel Milan e col quale a un certo punto s’interruppe il feeling. Un certo Van Basten, meglio conosciuto come il “Cigno di Utrecht”. «Quella è un’altra storia», sussurra Sacchi. Infine, il “Profeta di Fusignano” ammette di avere ancora tanti amici nel mondo del ciclismo, «da Cassani a Basso». «Tifo sempre per i corridori italiani e spero in Aru», ammette.
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