Ostellato e Fiscaglia si stringono la mano
A dicembre i cittadini saranno chiamati al voto. I sindaci decisi: unirsi è la strada migliore per il futuro delle comunità
OSTELLATO. Il 2 dicembre prossimo i cittadini di Fiscaglia e Ostellato saranno chiamati a decidere sulla fusione tra i due Comuni. Il loro voto non sarà vincolante, ma i sindaci Sabina Mucchi e Andrea Marchi partono dal presupposto che la voce più autoritaria debba essere quella di coloro che li hanno scelti come rappresentanti.
Ebbene sì, il Comune di Ostellato guarda adesso a Fiscaglia, consapevole che da solo non può farcela, Fiscaglia non si fa corteggiare e apre le porte mentre Argenta e Portomaggiore, le altre due realtà dell’Unione Valli e Delizie di cui Ostellato fa parte, restano alla finestra aspettando un nuovo potenziale inquilino di dimensioni certo non da sottovalutare.
Tutto è già deciso? Forse, anche se il percorso è solo all’inizio. «Si tratta di un passo importante per una serie di motivi che nascono da contingenze – spiega il sindaco Andrea Marchi – Ostellato è un comune piccolo, con sempre meno abitanti e dalle potenzialità enormi. Prima o poi bisogna capire cosa fare e da che parte andare perché crescere è necessario. Quelle portate avanti sono riflessioni profonde, che nulla hanno lasciato al caso e dettate dalla necessità di trovare delle soluzioni per il territorio». «Stiamo ragionando sulla possibilità di diventare un unico Comune – conferma anche Sabina Mucchi, primo cittadino di Fiscaglia – Ostellato e Fiscaglia sono realtà con condizioni finanziare positive e stabili e i due territorio complementari. Noi proponiamo, i cittadini saranno chiamati a dire la loro. Certamente un Comune più grande significa più stabilità e più forza per il territorio stesso». Dalla scuola (Ostellato e Fiscaglia hanno lo stesso Istituto comprensivo) agli insediamenti industriali, dall’agricoltura alle Valli e al Turismo «il camminare insieme non può che portare benefici, ma i passaggi saranno lunghi così come i tempi». In primo luogo se ne dovrà discutere nei rispettivi consigli comunali, dando la possibilità anche alle minoranze di esprimere pareri e dare eventualmente indicazioni. Quindi sarà aperto il confronto con la Regione e infine l’ultima parola ai cittadini (che comunque potranno intanto partecipare alle sedute consiliari). Quella del due dicembre è per ora una data indicativa che quindi non è stata ancora fissata. Va specificato che la fusione fra due o più comuni contigui consiste in un processo di accorpamento e soppressione di più comuni preesistenti finalizzato ad istituire un nuovo Comune unico. Il referendum è di tipo consultivo e qualora abbia esito favorevole, entro 60 giorni dalla proclamazione del risultato la giunta regionale presenta al consiglio regionale un disegno di legge sulla costituzione del nuovo Comune. L’esito negativo del referendum non preclude l’esercizio dell’iniziativa legislativa da parte dei soggetti legittimati.
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