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il processo

Stangata al ragioniere, chiesti otto anni di carcere

di Daniele Predieri
Stangata al ragioniere, chiesti otto anni di carcere

Ferrara, il pm presenta il conto per la truffa ai privati e allo Stato e per la frode da 4 milioni: «Ha aggirato i suoi clienti intascando i soldi che servivano per pagare le tasse»

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FERRARA. Otto anni di carcere, sommati tra loro per i vari reati contestati: appropriazione indebita di mezzo milione di euro ad una 40ina di suoi clienti (ex), truffa nei loro confronti e truffa aggravata allo Stato per mancati versamenti di Iva e tasse, frode fiscale ed evasione fiscale per i trucchi che aveva inventato e per i quali era famoso e conosciuto come «quello che non faceva pagare le tasse», come del resto ha ammesso lui steso. E’ la resa dei conti, una stangata e non potrebbe essere così per Riccardo Schincaglia, la richiesta che ieri la pm Elisa Bovi ha presentato al giudice Debora Landolfi, a conclusione del processo che vede imputato il ragioniere Schincaglia, che nella stessa aula di ieri, durante l’interrogatorio, spiegava il perchè della fila nel suo ufficio: «I clienti venivano da me perchè sapevano che li aiutavo ad evadere loro le tasse».

Non è assolutamente una attenuante, come vuole farla passare lui, il ragionier truffa. E per inquadrare questa vicenda la pm Bovi nella sua requisitoria è partita da lontano, dal 2013, quando l’Agenzia delle entrate aveva acceso la spia rossa sulla posizione di Schincaglia: come era possibile che tutti i suo clienti avessero presentato negli anni 3000 modelli F24 (quelli con cui si pagano tasse, imposte, tributi) che avevano saldo zero con un buco per lo Stato di 4 milioni di euro? Come era possibile che tutti i suoi clienti potessero vantare crediti di Iva verso lo Stato, tanto da annullare pagamenti di tasse, contributi Inps, imposte varie, che tutti dovevano allo Stato? Domande cui è stata data risposta nell’inchiesta, prima tra tanti dall’Agenzia dell’entrate, e pensare che un suo funzionario, il primo ad accusare Schincaglia fu addirittura denunciato dal ragioniere. Una denuncia a vuoto come quella fatta dal ragioniere e dai suoi vecchi legali contro la Nuova Ferrara: non a vuoto invece l’inchiesta di procura e finanza che con prove e riscontri ieri hanno presentato il conto: 8 anni di carcere per oltre una 40ina di suoi clienti truffati ignari dei trucchi di Schincaglia, al quale versavano i soldi che avrebbe dovuto usare per pagare le tasse. Invece. Come ha ricordato la pm Bovi, negli anni a seguire i suoi clienti hanno ricevuto uno dopo l’altro le cartelle esattoriali di mancato pagamento. Soldi che per l’accusa lui si intascava e che poi girava al suo studio Eta Beta (è il nome di un protagonista dei cartoons che nelle tasche infilava tutto e di più).

La truffa ai clienti e allo stato avveniva con compensazioni fasulle. Di cui alcuni dei suoi clienti erano a conoscenza (la difesa di Schincaglia), mentre la maggior parte erano del tutto ignari, raggirati e beffati due volte, come hanno riferito al giudice i legali di parte civile: gli avvocati Bianchi, Bellitti, Stano, Lambertini, De Pellegrinis, Barboni, Pieraccini, Berghenti, Di Stefano, Mancino, Baldi, Bertelli si sono avvicendati e termineranno il 23 maggio prossimo. Poi, parola alla difesa di Schincaglia, poi la sentenza nella stesa udienza.

Daniele Predieri
 

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