Stangata al ragioniere, chiesti otto anni di carcere
Ferrara, il pm presenta il conto per la truffa ai privati e allo Stato e per la frode da 4 milioni: «Ha aggirato i suoi clienti intascando i soldi che servivano per pagare le tasse»
FERRARA. Otto anni di carcere, sommati tra loro per i vari reati contestati: appropriazione indebita di mezzo milione di euro ad una 40ina di suoi clienti (ex), truffa nei loro confronti e truffa aggravata allo Stato per mancati versamenti di Iva e tasse, frode fiscale ed evasione fiscale per i trucchi che aveva inventato e per i quali era famoso e conosciuto come «quello che non faceva pagare le tasse», come del resto ha ammesso lui steso. E’ la resa dei conti, una stangata e non potrebbe essere così per Riccardo Schincaglia, la richiesta che ieri la pm Elisa Bovi ha presentato al giudice Debora Landolfi, a conclusione del processo che vede imputato il ragioniere Schincaglia, che nella stessa aula di ieri, durante l’interrogatorio, spiegava il perchè della fila nel suo ufficio: «I clienti venivano da me perchè sapevano che li aiutavo ad evadere loro le tasse».
Non è assolutamente una attenuante, come vuole farla passare lui, il ragionier truffa. E per inquadrare questa vicenda la pm Bovi nella sua requisitoria è partita da lontano, dal 2013, quando l’Agenzia delle entrate aveva acceso la spia rossa sulla posizione di Schincaglia: come era possibile che tutti i suo clienti avessero presentato negli anni 3000 modelli F24 (quelli con cui si pagano tasse, imposte, tributi) che avevano saldo zero con un buco per lo Stato di 4 milioni di euro? Come era possibile che tutti i suoi clienti potessero vantare crediti di Iva verso lo Stato, tanto da annullare pagamenti di tasse, contributi Inps, imposte varie, che tutti dovevano allo Stato? Domande cui è stata data risposta nell’inchiesta, prima tra tanti dall’Agenzia dell’entrate, e pensare che un suo funzionario, il primo ad accusare Schincaglia fu addirittura denunciato dal ragioniere. Una denuncia a vuoto come quella fatta dal ragioniere e dai suoi vecchi legali contro la Nuova Ferrara: non a vuoto invece l’inchiesta di procura e finanza che con prove e riscontri ieri hanno presentato il conto: 8 anni di carcere per oltre una 40ina di suoi clienti truffati ignari dei trucchi di Schincaglia, al quale versavano i soldi che avrebbe dovuto usare per pagare le tasse. Invece. Come ha ricordato la pm Bovi, negli anni a seguire i suoi clienti hanno ricevuto uno dopo l’altro le cartelle esattoriali di mancato pagamento. Soldi che per l’accusa lui si intascava e che poi girava al suo studio Eta Beta (è il nome di un protagonista dei cartoons che nelle tasche infilava tutto e di più).
La truffa ai clienti e allo stato avveniva con compensazioni fasulle. Di cui alcuni dei suoi clienti erano a conoscenza (la difesa di Schincaglia), mentre la maggior parte erano del tutto ignari, raggirati e beffati due volte, come hanno riferito al giudice i legali di parte civile: gli avvocati Bianchi, Bellitti, Stano, Lambertini, De Pellegrinis, Barboni, Pieraccini, Berghenti, Di Stefano, Mancino, Baldi, Bertelli si sono avvicendati e termineranno il 23 maggio prossimo. Poi, parola alla difesa di Schincaglia, poi la sentenza nella stesa udienza.
Daniele Predieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
