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Tunnel di via Bologna altro sì per il cantiere

Tunnel di via Bologna altro sì per il cantiere

Assegnazione definitiva dell’appalto alla Salc di Milano, ora il progetto esecutivo L’interruzione parziale al traffico scatterà nel 2019, dopo campagne informative

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Altro passo in avanti, probabilmente decisivo, per la riattivazione del cantiere del metro di superficie, che consentirà un collegamento più agevole tra la città e l'ospedale di Cona ma comporterà il blocco parziale del traffico per mesi su via Bologna. La Fer ha infatti deciso l'assegnazione definitiva dell'appalto integrato da 45 milioni di euro alla ditta prima arrivata nella gara, la Salc di Milano. Non ci sono stati per ora ricorsi da parte degli altri otto concorrenti, quindi, mentre si sta completando l'iter antimafia, la strada è spianata verso la firma del contratto e i passaggi successivi: il progetto esecutivo e l'inizio dei lavori, indicativamente entro la fine dell'anno. I giorni di cantiere indicati per concludere questa maxi-opera ventennale, che ha visto alternarsi tre colossi delle costruzioni (ultimo la ravennate Acmar), sono 960 e la parte cruciale per le implicazioni sul traffico dell'intero quadrante sud, lo scavo vero e proprio del tunnel ferroviario sotto via Bologna in grado di eliminare il passaggio a livello della linea Ferrara-Ravenna, non inizierà prima del 2019 inoltrato. Si potrà quindi evitare una sovrapposizione con l'altro cantiere di grande impatto sulla circolazione stradale cittadina, quello del ponte sul Po.

L'azienda ferroviaria della Regione calcola comunque in una decina di mesi il tempo necessario per lo scavo vero e proprio del tunnel, assicurando peraltro che via Bologna non sarà mai chiusa interamente ma a senso alternato: il cronoprogramma esatto sarà allegato al progetto esecutivo, che è sempre a carico della Salc.

Risultano già contatti con l'amministrazione comunale per concordare fin nei particolare tempistiche e modalità del cantiere, coinvolgendo e informando preventivamente i residenti. Evidente l'intenzione di non ripetere l'esperienza del Ponte sul Po, almeno dal punto di vista della comunicazione. Dal canto suo, Salc è un nome di garanzie nell'ottica del completamento del cantiere, che ha appunto visto la rinuncia negli anni da parte di colossi finiti in difficoltà societarie. Si tratta di un'azienda del gruppo Salini con 1 miliardo di euro di giro d'affari e 450 milioni di euro di portafoglio lavori, con committenti come Rfi, Anas, Autostrade e Metropolitane Milanesi. Serve solidità per concludere il cantiere, fermo al 40% dell’importo complessivo, anche se gli adempimenti sono già stati effettuati. Gli espropri, in particolare, hanno riguardato complessivamente 47 ditte.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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