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l'inchiesta sul killer

Igor in fuga da Ferrara a bordo della Mercedes

di Daniele Predieri
Igor in fuga da Ferrara a bordo della Mercedes

A farlo scappare fu un suo amico marocchino con il quale abitava a Malaga. Tra criminali serbi, trafficanti e viaggi in Turchia per cambiare impronte digitali

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Lo cercavano nella “zona rossa”, tra Molinella e Argenta: qui l’hanno cercato per mesi, ma era già scappato, almeno tra giugno e luglio, a bordo di una Mercedes 320, colore scuro, targa francese, intestata ad un cittadino serbo di cui Igor aveva il passaporto falso. Fu un cittadino marocchino, M. a farlo uscire dall’Italia, portarlo in Spagna, a Malaga, dove i carabinieri di Bologna e Ferrara lo stavano braccando a fine novembre dello scorso anno, poco prima che Igor uccidesse ancora, altre tre volte, per poi esser, finalmente, arrestato.
La verità dal carcere di Biella
E allora, ecco altrettanto finalmente, la verità sulla fuga di Igor Vaclavic/Norber Feher, che emerge dagli atti giudiziari dei carabinieri, depositati dopo la chiusura delle indagini per gli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri e i tentati omicidi di Marco Ravaglia e la rapina di Piero Di Marco. A raccontare questa verità è un giovane marocchino, diventato un “collaboratore” degli inquirenti E.K., detenuto nel carcere di Biella da dove cominciò a raccontare nell’agosto 2017 tutto ciò che sapeva su Igor e i suoi complici. Tanti, tantissimi, ma nessuno che facesse parte della ormai tristemente famosa “Corte dei miracoli” tra Ferrara e Bologna. Ciò che racconta E.K. è stato riscontrato nella maggior parte. E anche se restano parzialmente alcune ombre, dalle carte esce un ritratto di Igor e del suo mondo tra Ferrara, l’Austria (Vienna), la Serbia e infine la Spagna, tra traffici di droga e clandestini, che nessuno immaginava.

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Nascosto tra Malaga e Valencia
La pista spagnola partì da E.K che scrisse agli inquirenti quell’agosto dell’anno scorso: «so in che paese è Igor, so in che casa si trova, so i nomi dei passaporti con cui va in giro, so chi glieli ha fatti, chi si è preso la briga di farlo scappare da Ferrara e di affittargli la casa dove si sta nascondendo usando nomi e cognomi falsi». Dopo la lettera, E.K. viene ascoltato dai carabinieri, una, due, varie volte. E si apre il mondo di Igor. Che viveva, prima di essere arrestato a Teruer, in Aragona, dove uccise un agricoltore e due poliziotti, nel dicembre scorso, tra Malaga e Valencia, e circondari. Malaga perché è qui che abitava M. il marocchino che lo ha aiutato a scappare, suo grande amico da tempo, e perché «sede operativa di connazionali serbi», che Igor aiuta nei traffici di droga, oppure portando dal Marocco in Spagna, clandestini. La città di Valencia perché «qui Igor ha un amico o un parente» indica E.K.: «Io lo cercherei a Malaga - consiglia gli inquirenti - in zona Marbeja o Puerto Banos, in un bar vicino ad un albergo alla Maison Rolex , luogo di ritrovo di cittadini stranieri e serbi. Lì troverete sicuramente Igor dopo le 17 (indica l’orario, ndr) perché l’ho visto in altre occasioni in questo bar di cui credo sia il proprietario il fratello del presidente della Siria».

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Il racconto di E.K fa girare la testa con la girandola di contatti, luoghi, nomi, trucchi sulle imprese di Igor, prima e dopo la fuga dall’Italia, prima e dopo la scia di sangue, quando prima dell’aprile 2017 si limitava a rubare poco o nulla, oro, Rolex, a trafficare in droga ed esseri umani, clandestini, invece di ammazzarli. Igor che dopo esser stato aiutato da M. a scappare, pensava che «l’avrebbe portato in Turchia per fare un intervento chirurgico per cambiargli le impronte digitali». Igor definito un Rambo de noantri da giornali e Tv ( e criticati per questo), viene indicato come tale, oggi, anche dagli stessi inquirenti per capacità di sdoppiarsi la personalità (prima civile, poi selvaggio) e di mimetizzarsi nelle valli tra Ferrara e Bologna dove lo braccavano, senza trovarlo e nella vita normale: «Ogni volta che commetteva un reato poi cambiava look, tagliandosi i capelli o rasandosi completamente».
Il bottino per Whatsapp
Igor che dopo ogni colpo mandava a M., per Whatsapp, le foto del bottino da rivendere. Igor che non aveva nessuna intenzione di tornare a Ferrara, ma di aprire un’attività in Spagna dopo aver fatto un grosso colpo in Italia. Igor , il selvaggio. «Sì, conferma E.K. - Igor aveva un carattere da selvaggio criminale, e non aveva una donna fissa, frequentava spesso donne marocchine». Ma è con una ragazza serba («bionda, occhi chiari, 25/26 anni, alta 1 metro e 80, con seno prosperoso, molto bella») che lo ricordano. Siamo nel maggio 2016, quando nel Milanese l'auto dove viaggiava E.K insieme a connazionali tra cui M., era stata fermata dalla Polizia. Igor li seguiva ma non fu controllato e poi, tutti in discoteca. Ma a lui non piaceva, non piacevano i posti di lusso.

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Indagini in corso sui complici
Tutte informazioni, dettagli della vita di Igor che hanno portato gli investigatori a concentrarsi sui contatti che aveva: serbi, magrebini e italiani sui quali sono ancora in corso indagini, per cercare dettagli e riscontri su come e realmente abbia potuto vivere da latitante-fantasma, per 8 mesi. Con in tasca almeno tre passaporti falsi (dice E.K.), gli stessi che nascondeva dentro il suo zaino, dal quale non si staccava mai. Lo ricordano i carabinieri nell’atto allegato alla richiesta di rinvio a giudizio delle procura di Bologna, riscontrando le affermazioni del detenuto marocchino. Rammentano, infatti, i carabinieri, la sera dell’8 aprile, poco dopo l’omicidio del Mezzano, con Igor in fuga dopo aver lasciato a terra morto Valerio Verri e in fin di vita Marco Ravaglia, intercettato dalla pattuglia di carabinieri che non gli sparò, pur avendolo nel mirino per tre volte. Nell’atto, i carabinieri glissano, scrivono che Igor non «esitò a lasciare il furgone e il materiale, intercettato da una pattuglia di passaggio, non prima di aver recuperato e portato con sè uno zaino (con i passaporti dentro ndr)». Andò diversamente, lo sappiamo: Igor scappò una prima volta, tornò indietro per recuperare lo zaino, davanti ai militari e poi via. Se quella sera i carabinieri gli avessero sparato...

 

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