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L’onda rosa su Ferrara regala una mattina di festa

L’onda rosa su Ferrara regala una mattina di festa

Il centro storico pieno già dalla mattina presto. L’atmosfera è unica Presenze anche straniere in città per la partenza della tredicesima tappa 

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Non c’è apparentemente nulla di diverso rispetto ai tanti eventi che si avvicendano sul palco della città: bancarelle degli sponsor che danno gadget, venditori, promoter e gente in coda. Inedita è però l’atmosfera che si respira e che si avverte nei volti delle persone. Non è solo diversa da quella di tutti i giorni, è diversa anche da quanto si percepisce durante le altre manifestazioni.

È il rosa dell’evento: ha portato un inedito brio che permeava tutta la città. Ci si sente importanti, anche solo a camminare per le vie del centro storico: ci si sente dentro qualcosa di più grande del solito. Qualcosa di storico, ma anche di transitorio. È partita da Ferrara, infatti, alle 13,02 di ieri mattina la 13ª tappa del 101º Giro d’Italia uno degli eventi nazionali più seguiti. L’altro ieri da Osimo ad Imola, ieri mattina a qui e nel pomeriggio già in Veneto per fermarsi a Nervesa della Battaglia, dopo aver percorso i 180 km della tappa.

Con il giro è arrivata, e già ripartita, anche la città errante che lo accompagna. Un villaggio mobile vario e sfaccettato che, partito da Israele, ora sta attraversando l’Italia: spiccano in primis le affollate bancarelle dello sponsor village che ieri occupavano listone e piazza Duomo. Molti poi gli sponsor commerciali Eurospin, Autostrade per l’Italia, Enel, ma anche istituzionali Regione Calabria, Regione Lombardia e uno stand patrocinato dal nostro Comune.

In piazza Castello, invece, il palco. Alle 11 era già gremita e c’era tanta gente accalcata alle transenne anche solo per vedere passare “l’evento”. Nella folla molti i ferraresi che si guardano attorno, anche spaesati, e osservano la “piazza”, piena e transennata, quasi irriconoscibile: c’è la Rai in diretta e la sensazione che buona parte dell’attenzione nazionale sia puntata verso noi. «Veniamo da Ferrara - dice un gruppo di giovani universitari con le borse piene di gadget - Non seguiamo assolutamente il ciclismo e non siamo qui per vedere nessuno in particolare. Ma c’è un’atmosfera calda in città e c’è vita. Non potevamo mancare». Così si sentono molti: turisti nella loro città data in prestito per una mattina. I nomi dei ciclisti forse passeranno, ma l’evento rimarrà nella memoria e un giorno si potrà dire: «Io c’ero». Due nonni accompagnano i nipoti carichi di sporte con figurine e palloncini gonfiabili: «Il Giro è un’ottima cosa. Noi siamo ferraresi, ma i nostri nipotini abitano a Bologna. Mia figlia li ha portati qui per questo, volevano esserci e sono felicissimi. Adesso aspettiamo solo di vedere i ciclisti passare. Passano da qui vero?».

Molte però le presenze anche extra-provincia. Un gruppo di ciclisti padovani è arrivato qui apposta per questo. «Ogni anno andiamo a vedere una tappa del Giro e la raggiungiamo in bicicletta». Sono contenti e accaldati nella loro tenuta da ciclista che, visto il clima generale, ha quasi i tratti di un uniforme. «Siamo venuti spesso a Ferrara. Ma quella di oggi (ieri, ndr) è un’atmosfera che va oltre la città, ed è così per tutte le tappe». Poco più avanti, seduti sul muro che costeggia il fossato del Castello una coppia americana attempata attende dall’alto che passino i ciclisti. «È la nostra prima volta a Ferrara, alloggiamo in un albergo a Riccione. In questi giorni seguiremo quattro tappe: è la seconda volta che veniamo dagli Stati Uniti per vedere il Giro. Noi siamo del Vermont». È così che lo chiamano: il Giro, usano il vocabolo italiano forse a indicare un qualcosa di peculiare che non si trova in altre gare ciclistiche, un qualcosa per cui, ben due volte, è valsa la pena attraversare un oceano. Dopo aver risposto alle domande si gira e chiede: «Ma dove sono i capi squadra?».

Sarebbero infatti loro i protagonisti della manifestazione. Il centro è bloccato: la polizia sorveglia tutti gli incroci e sono pronte a partire le 21 moto del compartimento stradale Lombardia che, in sosta lungo corso Martini, aspettano di partire per scortare il “Giro” davanti e dietro, anche liberando la strada. L’ora è quasi prossima e (quasi) tutti attendono di vedere passare loro: i ciclisti e le “maglie”. Nessuno sa esattamente dove passino, anche perché non c’è necessariamente un percorso definito. Da programma dovrebbero entrare dall’angolo dei 4S, girare attorno al Castello e poi salire sul palco per firmare il cartellone. Il primo a firmarlo è Zhupa il 218 albanese, ma italiano “d’adozione”. Fra i primi anche il romagnolo Montaguti con il 17 che, sceso dal palco, saluta qualcuno che l’è venuto a trovare per questa partenza “in casa”. La piazza è sempre più gremita, molte le voci e diverse le lingue degli spettatori. «No, no, là», «Sicuramente partiranno da lì». Li hanno aspettati e li vedono passare: i ciclisti si allontano dal palco e vanno sulla linea di partenza. 13.02. Partiti. Via alla 13ªtappa. E il Giro si allontana da Ferrara.

Alberto Ravani

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