Viviani, tris e rabbia Oggi sullo Zoncolan Yates si gioca tutto
A Nervesa volata vincente dell’olimpionico. Ora la salita epica La maglia rosa obbligata a guadagnare su Dumoulin
INVIATO A NERVESA D. B. (Treviso). La Piave, come la chiamano da queste parti, è lì carica d’acqua, come cent’anni fa in giugno, alleata preziosa dei nostri fanti che così difesero la Patria in vista della Vittoria. Qui a Nervesa della Battaglia molto ancora ricorda la Grande Guerra, la strada teatro dell’imperiosa volata di Elia Viviani è a pochi passi dal fiume. Ha battuto Bennett (Bora) e Van Poppel (Jumbo) il veronese e poi scaraventato la bici al traguardo l’olimpionico e abbracciato il suo massaggiatore. Due giorni difficili sono stati messi alle spalle. «Calma, vedete che vinco ancora?».
Centocinquanta km più a nord-est un’altra strada “di guerra” è pronta ad ospitare la battaglia. Fu Mussolini nel 1940, non fidandosi dell’alleato Hitler, a far costruire in tutta fretta una mulattiera per portare sullo Zoncolan i cannoni e presidiare i confini. Non servirà per alcuna guerra quella strada dimenticata finché, ormai, 11 anni fa, diventerà magicamente teatro di battaglie sportive e punto di riferimento di migliaia di appassionati. Oggi torneranno lassù gli appassionati, dovranno pazientare per i controlli inevitabili di questi tempi, poi si metteranno a bordo strada, affolleranno quei tornanti pazzeschi e aspetteranno la battaglia. Il meteo darà loro una mano: contrariamente alle pessimistiche previsioni dei giorni scorsi, sulla Carnia oggi pomeriggio sono previsti al massimo dei temporali. Farà freddino, per la verità, ma ci penseranno i ciclisti a riscaldare i tifosi.
Sì, il momento della verità al Giro, quello atteso da Gerusalemme, è finalmente arrivato. La salita dei record, con qui sei km centrali che hanno pendenze senza uguali – media superiore a 13% e punte al 22% –, che nel 2010 con l’impresa di Ivan Basso ha polverizzato ogni record d’ascolto - furono 4,5 i milioni di spettatori incollati alla tv - è pronta. Le quattro asperità, prima della sofferenza finale, contribuiranno a rendere dura la tappa. Il canovaccio è già pronto, molti sono i temi sul tappeto. Il principale. Nei giorni del royal wedding il gemellino inglese Simon Yates, dall’Etna padrone del Giro, vuole celebrare le nozze con la maglia rosa. Per farlo dovrà staccare il rivale più pericoloso: Tom Dumoulin. L’olandese vola a cronometro, martedì - tra Trento e Rovereto - combatterà sul suo terreno. Che oggi è invece quello favorito dall’inglese: la salita. «È una salita mito, non l’ho mai fatta, non credo ci saranno grandi distacchi, ma se avrò le gambe attaccherò. Non ho mai fatto una salita così dura. E occhio alla tappa di domenica, nessuno ne parla ma è tosta», ha detto. Non avrà al suo fianco il delfino Esteban Chaves, finito in un tunnel dalla tappa di Gualdo Tadino (ieri altri 15’ di ritardo), dovrà fare in proprio.
Gli altri? Per tutti, la salita carnica sarà l’ora della verità. Per Domenico Pozzovivo (Bahrain), Thibaut Pinot (Groupama) e i loro sogni di podio. Per i sudamericani Richard Carapaz (Movistar) e Miguel Angel Lopez (Astana) e Davide Formolo (Bora) con i loro sogni di gloria. Soprattutto, visto il cancan mediatico, per Fabio Aru (Uae) e Chris Froome (Sky) con i loro propositi di rimonta.
Nel tardo pomeriggio, quando in migliaia di tifosi scenderanno dal Kaiser, crediamo ragioneranno su una classifica molto diversa da quella della mattina. Il giorno del giudizio è arrivato. Non c’è che da mettersi in trincea. Nelle retrovie, a soffrire “in pace”, godendosi pure metro dopo metro l’applauso del pubblico amico (la fidanzata è friulana), si potrà pedalare tranquillamente la maglia ciclamino. Ieri la sua battaglia l’ha già vinta sul rettilineo a un passo dalla Piave.
@simeoli1972. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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