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Inseguito dopo la lite e sfregiato con il coltello

di Samuele Govoni
Inseguito dopo la lite e sfregiato con il coltello

La discussione in un locale di via Bologna e poi le botte in via Foro Boario Pugni e minacce. La vittima: mi hanno detto di non farmi più vedere in giro

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Ora sulla faccia ha piccoli tagli, alcuni accanto agli occhi e un paio sulla guancia. Non sono profondi, però ci sono. Il pollice della mano sinistra è fasciato e qua e là c’è qualche livido. Sono le ferite riportate da D.F., ferrarese di 36 anni che la notte scorsa è stato aggredito mentre si trovava in via Foro Boario. La lite era cominciata in un locale poco distante, in via Bologna, e poi dalle parole si è passati alle mani e quando la situazione è degenerata completamente è spuntato pure un coltello.

La lite

D.F. era in compagnia di un’amica e i due si trovavano in un bar di via Bologna. «La mia amica e il titolare - racconta il ragazzo - hanno cominciato a litigare. Non so nemmeno bene per cosa, comunque tutto era nato per futili motivi. I toni però si sono fatti più accesi e poco dopo le tre, saranno state le 3.15, hanno invitato la mia amica ad andarsene. Non glielo hanno chiesto con le buone. Il titolare del bar l’ha strattonata e ha scaraventato a terra la sua bici». D.F., ha chiaramente preso le parti dell’amica. E, a parole, ha cercato di riportare la calma in una situazione che ormai era piuttosto accesa. «In quel momento è arrivato anche un altro ragazzo che lavora nel locale e pure lui, ci ha intimato ad andarcene». A quel punto i due hanno preso le loro bici e si sono allontanati.

L’inseguimento

Pochi minuti dopo, mentre D.F. e l’amica si trovavano in via Foro Boario, a qualche centinaio di metri di distanza dal bar, un’auto si è fermata e sono scesi il titolare del locale e il ragazzo che era con lui anche prima. «Ci avevano seguiti. Noi - prosegue D.F. - ci eravamo fermati all’esterno di un locale, a quell’ora già chiuso, per raccogliere un attimo le idee, fare il punto della situazione. Volevo tranquillizzare la mia amica. Non avrei mai immaginato che quei due ci avrebbero inseguito. Sono scesi dalla macchina, hanno iniziato a spintonare la mia amica e poi il titolare ha estratto un coltello dalla tasca. Il suo amico mi ha colpito con un pugno e lui, ferendomi con il coltello, mi ha minacciato di morte».

L’aggressione

D. F. si era dunque “messo in mezzo” tra i due aggressori e l’amica per evitare che questi si scagliassero contro di lei. Allora se la sono presi con lui e non si sono “accontentati” di qualche pugno, hanno preferito usare anche il coltello. «Mentre il titolare mi procurava piccoli tagli al viso e alle mani facendomi sanguinare, ha iniziato a elencarmi i nomi di alcune persone dicendomi che, dove non sarebbe arrivato lui, ci avrebbero pensato loro. Oltre ai tagli dunque - sottolinea il 36enne ancora scosso - anche le minacce». Tutto è durato pochi attimi e terminata l’aggressione i due sono risaliti in macchina e prima di allontanarsi, gli hanno detto di non farsi più vedere nei paraggi. «Mi hanno chiaramente detto di non farmi più vedere nel loro locale ma nemmeno nelle vicinanze. Io non ci penso nemmeno a chiudermi in casa- afferma - anche perché a pochi passi da lì ci sono altri locali in cui vado spesso e non voglio farmi mettere i piedi in testa da questi qui. Non voglio cedere alle loro minacce».

I soccorsi

Appena se ne sono andati il ragazzo ha chiamato la polizia ma le volanti, forse avvisate da qualche residente della zona, erano già praticamente sul posto. «Ho raccontato quanto accaduto poi sono andato al pronto soccorso e mi hanno riscontrato un trauma cranico e mi hanno dato dieci giorni di prognosi». Nel pomeriggio di ieri si è poi recato in questura per sporgere denuncia. «Mi chiedo cosa sarebbe potuto accadere se non ci fossi stato io con quella donna. Il dramma sarebbe potuto finire in tragedia».

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