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Imposta di soggiorno ipotesi abolizione «Diamanti a rischio»

Imposta di soggiorno ipotesi abolizione «Diamanti a rischio»

Il vicesindaco: non ci sarebbero più soldi per eventi e mostre Albergatori tiepidi: bell’idea, ma poi servono altri contributi

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Due righe del contratto di governo Lega-M5s hanno fatto sbiancare gli amministratori ferraresi, anche più violentemente rispetto alla media dei colleghi italiani. Si tratta del riferimento, a pagina 51, alla cancellazione dell’imposta di soggiorno: «In considerazione del rifinanziamento delle risorse a favore degli enti locali prevediamo di abolire la tassa di soggiorno». Per una città come Ferrara, che immette ormai stabilmente grazie alle presenze turistiche qualcosa come 6-700mila euro all’anno, e ha fatto di questa imposta una sorta di tassa di scopo a sostegno di eventi culturali come le mostre dei Diamanti, l’idea della nuova maggioranza giallo-verde rischia di avere pesanti ripercussioni. «Ho letto questo passaggio del contratto, e anche le garanzie sul recupero di trasferimenti ai Comuni: mi sembra però che promettano troppe cose in quel documento - sottolinea il vicesindaco Massimo Maisto - Se aboliscono l’imposta di soggiorno senza misure compensative, sarebbe impossibile recuperare certe cifre in bilancio: per noi significherebbe azzerare il marketing turistico, togliere risorse a tanti eventi e mettere a rischio non solo la seconda mostra dei Diamanti, ma forse pure la prima». Qualche conteggio di fonte comunale chiarisce i termini della questione. Gli eventi costano da 1,2 a 1,5 milioni l’anno, in assenza ormai definitiva dei 500mila euro di contributo della Fondazione Carife; di recente si sono aggiunti qualche decina di migliaia di euro di marketing turistico, in particolare per lanciare il prodotto Vacanze, natura e cultura assieme a Comacchio. Il tutto viene reso sostenibile da un’imposta media di 2-2,5 euro a turista per notte, che hanno iniziato a pagare anche gli ospiti degli Air B&b, pure in assenza di una convenzione con la piattaforma che è una priorità del Comune. «Abbiamo già “stanato” diversi soggetti che affittavano appartamenti sulla piattaforma senza denunciarlo, ma il recupero significativo del gettito si avrà solo con l’accordo» è la convinzione di Maisto.

Se Palazzo municipale è in fibrillazione all’idea di rinunciare a tutto questo, senza garanzie alternative, gli operatori turistici ferraresi si dimostrano incerti a seguire i cori di giubilo delle associazioni nazionali. «La nostra priorità non è l’abolizione dell’imposta di soggiorno ma evitare l’aumento dell’Iva, quello sì che ci metterebbe fuori mercato rispetto ai concorrenti esteri - è la convinzione di Matteo Ludergnani (Hotel Carlton), presidente di Visit Ferrara - Non ero del tutto contrario al momento della sua introduzione in città, non lo sono oggi visto che in questi tre anni in patto tra pubblico e privati ha funzionato. I soldi derivati dall’imposta sono stati effettivamente reinvestiti in eventi e promozione, anche se quest’ultimo aspetto andrebbe potenziato. I turisti tutto sommato l’hanno digerita». Solo un po’ più critico è Nicola Scolamacchia, albergatore e presidente Confesercenti: «Non si tratta proprio di una tassa di scopo, nel senso che le poste di bilancio sono differenti, ma certo le entrate sono servite per eventi turistici e toglierla senza introiti alternativi potrebbe essere un danno. L’ideale sarebbe eliminarla dandoci una quota di Irpef. Semmai va migliorato il meccanismo, perché gli operatori pagano commissioni visto che è sgradevole chiedere ai clienti pagamenti in contanti per la sola imposta».

Stefano Ciervo

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