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Una doppia protesi per guarire dall’ittero

Sant’Anna, nuova tecnica adottata in Endoscopia digestiva L’impegno dell’azienda sanitaria per potenziare il servizio

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Uno degli obiettivi dell’azienda Sant’Anna, dichiarato proprio nelle ultime settimane, è rilanciare e potenziare il Servizio di Endoscopia digestiva che fa capo alla Gastroenterologia. Proprio pochi giorni fa l’ospedale ha ufficializzato la nomina del nuovo direttore della Gastroenterologia, Alberto Merighi, lunga esperienza nel policlinico di Modena ed esperto di endoscopia digestiva, che entrerà in servizio il mese prossimo.

Intanto il Sant’Anna ha annunciato l’adozione di una «nuova tecnica, il mese scorso», per il trattamento di un caso «particolarmente complesso» nel Servizio di Endoscopia digestiva di cui è responsabile Lucio Trevisani.

Si trattava di un «intervento di drenaggio biliare con utilizzo di una metodologia combinata eco-endoscopica - precisa l’azienda ospedaliera - La paziente sottoposta all’intervento era affetta da una voluminosa neoplasia pancreatica, non operabile».

La presenza di quella massa era causa di «ittero (che comporta la colorazione giallastra della cute) per compressione delle vie biliari e restringimento del duodeno». L’obiettivo degli specialisti era quindi ripristinare «il corretto passaggio della bile (ovvero drenare la via biliare) e agevolare il transito di cibo nell’intestino».

L’intervento è stato eseguito dal dottor Alessandro Pezzoli, del reparto di Gastroenterologia del Sant’Anna, e dal consulente dell’ospedale Maggiore di Bologna, dottor Carlo Fabbri. In un primo momento si è provveduto al trattamento della stenosi (restringimento) al duodeno mediante il posizionamento di uno stent, un cilindro metallico che si allarga eliminando la strozzatura; successivamente è stata posizionata una seconda protesi: uno stent di nuova generazione (Hotaxios) tra bulbo duodenale e dotto coledoco, il canale che trasporta la bile, che è stato inserito tra le maglie della prima protesi.

«L’intervento si è svolto senza complicanze - ha sottolineato il Sant’Anna - e ha determinato un rapido miglioramento dell’ittero della paziente. Con questa tecnica si è potuto evitare di ricorrere ad altre metodiche più complesse ed invasive che sarebbero state rischiose, date le condizioni generali della paziente. In letteratura sono descritti pochi casi trattati con questa doppia metodica».



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