Uccisa e bruciata, Paula senza giustizia
Dopo cinque processi e tre ergastoli, ieri a Venezia l’accusa ha chiesto l’assoluzione per gli imputati: non ci sono prove
Non trova pace e nemmeno giustizia, il caso di Paula Burci, una ragazza romena di 19 anni che nel lontano 2008, dopo essere stata sfruttata e usata sulla strada per anni qui in città, voleva uscire dal giro: non ci riuscì, prima fu “venduta” ad una banda di sfruttatori e poi massacrata di botte, uccisa e abbandonata dopo essere stata bruciata nella golena del Po a Zocca di Ro, dove venne ritrovato nel marzo 2008 il suo corpo esile e spezzato. Dopo 10 anni, i processi (ben 5 tra Ferrara, Bologna, Roma, Rovigo e Venezia, con la conferma nei tre vari gradi della pena dell’ergastolo) che si sono celebrati a carico di due dei suoi tanti aguzzini (il gruppo che in realtà l’aveva comprata e uccisa non è mai stato individuato) non hanno reso giustizia sulla morte della ragazza: ieri, al processo d’appello, la stessa procura generale di Venezia ha chiesto, infatti l’assoluzione per Davide Benazzo, 42 anni, idraulico di Crespino, e per Gianina Pistroescu, 42 anni, l’ex compagna romena che sfruttava Paula. Secondo le conclusioni del procuratore generale di Venezia, davanti alla Corte d’assise d’appello, non ci sono prove del coinvolgimento di Benazzo e della Pistroescu, poichè non attendibile la compagna di cella, in Romania, alla quale la Pistroescu confidò di sapere dell’omicidio, mentre un’altra teste rodigina è stata indicata come del tutto inaffidabile o attendibile "a intermittenza" dal procuratore generale. Un processo lungo, tortuoso, che sul suo cammino ha trovato solo ostacoli: arrivando finalmente davanti ai giudici di Rovigo, che l’ 8 febbraio del 2017 condannarono i due imputati all’ergastolo. Stessa pena, ricordiamo decisa prima a Ferrara e poi a Bologna, e quindi annullata dalla Cassazione che ritenne non competente Ferrara ma Rovigo. Tutto da rifare, dunque, e tutto è stato rifatto: ieri l’ennesimo “ostacolo” verso la verità, la richiesta di assoluzione. La sentenza dei giudici di Venezia è fissata per il 20 giugno prossimo.
Quello di Paula fu un omicidio tremendo, sconvolgente, di una brutalità inaudita che ha scosso tutti gli inquirenti che si sono succeduti. L’omicidio di una ragazza che a 19 anni arrivò da una zona sperduta (e poverissima) della Romania, per lavorare e costretta a farlo sulla strada a Ferrara. Ferrara dove conobbe tra i vari clienti un ragazzo che la convinse ad uscire dal giro della prostituzione. Lei si ribellò e pagò con la vita: venne colpita con furia bestiale da diverse persone: pugni, calci, martellate, forconate sul corpo minuto, appena 50 chili, botte talmente violente che le fecero saltare i denti: un pestaggio per punizione, avvenuto nel Polesine. Poi la morte, sull’auto verso l'argine a Zocca di Ro, dove il corpo fu abbandonato, non prima di esser accostato ad un tronco e bruciato.
Daniele Predieri
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