La Nuova Ferrara

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Raggirò i clienti, stangata al ragioniere

di Daniele Predieri
Raggirò i clienti, stangata al ragioniere

Riccardo Schincaglia condannato a 5 anni e 4 mesi e all’interdizione alla professione di commercialista per tre anni 

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Stangata doveva essere, stangata è stata: resta quasi tre ore in camera di consiglio il giudice Debora Landolfi, dopo un processo lungo e “illuminante”, durante il quale Riccardo Schincaglia, ragioniere di 50 anni, con strafottenza si difendeva spiegando che le persone che lo avevano denunciato «sapevano e venivano da me, perchè facevo evadere le tasse». Così, ieri pomeriggio, dopo 4 anni dalle prime denunce, Schincaglia è stato condannato alla pena di 5 anni e 4 mesi, contro gli 8 richiesti dall’accusa, ma per lui al di là della pena, pesano di più le condanne di interdizione: alla professione di commercialista per 3 anni, dai pubblici uffici per 5 anni, dagli uffici direttivi persone giuridiche e imprese, divieto di contatti con la pubblica amministrazione e interdetto dalle funzioni di rappresentanza e assistenza tributari per la durata di 2 anni. Insomma, il ragionier Riccardo Schincaglia non potrà più svolgere la sua professione per cui ha raggirato decine e decine di clienti, quelli ieri rappresentati in aula dai legali di parte civile. Ha fatto lo slalom, il giudice Landolfi tra leggi, decreti in materia fiscale, prescrizioni dando alla fine un «vestito giudiziario - spiega uno dei legali - ad un atteggiamento e comportamento discutibile dell’imputato». Quella strafottenza di Schincaglia, in aula, quando quasi sfidando presenti e giudici, giustificava che tutti coloro che lo avevano denunciato in realtà sapevano che rivolgendosi a lui, alla fine non pagavano le tasse. In parte era vero, ma non per i clienti costituiti parte civile che credevano realmente di pagare oltre i suoi compensi anche tasse, tributi, contributi e imposte che versavano a Schincaglia. Che, poi, invece di trasferire nelle casse dello Stato, con compensazioni negli F24 (di cui i clienti erano all’oscuro), inventava crediti Iva inesistenti che andavano ad annullare debiti in tasse e imposte che i clienti dovevano al Fisco. Così facendo, dopo anni da quelle operazioni, i suoi clienti si vedevano recapitare cartelle esattoriali dell’Agenzia delle entrate per tasse non pagate e che loro credevano di aver saldato tramite Schincaglia. Il suo difensore, Alberto Bova, ieri mattina con una difesa tecnica è riuscito comunque ad attenuare la stangata, tanto che il giudice ha accolto la sua tesi, azzerando la truffa allo Stato contestata per oltre 2 milioni di euro, poichè non prevista dalla legge tributaria, applicata dal giudice, e perchè le somme “compensate” negli F24 erano sotto soglia: sotto i 50mila euro, non è previsto il reato penale. Tecnicismi che non spostano il focus del processo: poichè con il suo sistema, Schincaglia truffava tutti. E ora per anni non potrà più farlo, visto il divieto di esercitare la professione: mentre il Collegio ragionieri e commercialisti, rimasto alla finestra in attesa di un pronunciamento, potrebbe finalmente prendere parola per tutelare i ferraresi.

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