Morì nel canale, rimpalli di accuse
Migliaro. L’ex sindaco attacca la sua funzionaria, già assolta: «Toccava a lei rimettere il guard rail»
MIGLIARO. È un processo circolare, quello per la morte di Ornella Botti, la donna di 58 anni annegata il 14 aprile 2012, dopo essere finita con l’auto nel Po in via Travaglio, in un tratto non protetto dal guard rail. Per il mancato riposizionamento della barriera protettiva (che era stata tolta per permettere alcuni lavori di ripristino dell’argine franato) è già stata processata e assolta Ilaria Simoni, funzionaria dell’Ufficio tecnico comunale. Ma le accuse nei suoi confronti sono rimbalzate di nuovo ieri in aula, nella deposizione dell’ex sindaco di Migliaro Marco Roverati, finito a sua volta sul banco negli imputati insieme agli ex assessori ai Lavori Pubblici Roberto e Massimiliano Uba e Daniele Frignani. L’ex primo cittadino si è difeso ribadendo che ricollocare il guard rail era un intervento di manutenzione ordinaria, che comportava una spesa non consistente (7000 euro) e che dunque avrebbe potuto essere adottato in modo autonomo dalla funzionaria, senza dover passare per una delibera di giunta. Eppure - ha fatto notare l’accusa - quando ormai a tragedia avvenuta, nel 2013, il guard rail fu rimesso al suo posto, questo avvenne proprio attraverso una delibera di giunta, con l’approvazione del progetto redatto dallo stesso Ufficio tecnico.
L’ex sindaco ha poi smentito la sua funzionaria, negando di essere stato sollecitato più volte a voce a intervenire, dopo la lettera protocollata risalente al 2008, in cui si faceva presente la mancata protezione di un tratto di via Travaglio dopo la rimozione del guard rail per i lavori sull’argine. Ma a quel punto, e fino alla metà del 2009, nessuno intervenne perché Comune e Regione si rimpallavano la competenza. Alla fine risultò che il compito spettava al Comune, ma nessuno fece nulla perché, ha detto ancora Roverati, tutto l’argine era soggetto a smottamenti e non si poteva intervenire. In ogni caso, nessuno pensò neanche a chiudere la strada perché «non ci venne mai segnalata la pericolosità».
Lapidario, nel corso del suo esame, l’ex assessore Frignani: «Non avevo disponibilità di spesa, né margini di operatività, né competenze tecniche». Si è anche tornato a parlare della borsetta della vittima, ritrovata sull’argine del canale in un punto che, secondo i consulenti della difesa, indicherebbe che era stata lanciata dopo aver aperto la portiera.
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