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Ruspe rotte e poi il ricatto S’indaga sul racket dei Lidi

di Daniele Predieri
Ruspe rotte e poi il ricatto S’indaga sul racket dei Lidi

Dopo l’arresto di Natalino Buzzi, carabinieri e procura allargano le verifiche Sullo sfondo la guerra della sabbia e la “pace” garantita nei Bagni del litorale 

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COMACCHIO. «Ho sempre spacciato droga, ma le pare che mi metto a fare estorsioni!» esclama Natalino Buzzi, 61enne comacchiese, un passato tra chili e chili di droga, tanti anni di condanne, davanti al giudice Silvia Marini. Al giudice deve render conto dell’arresto per estorsione, per aver chiesto il “pizzo” , 500 euro, ad un imprenditore addetto alla sistemazione delle spiagge, della sabbia, attività indispensabile sui Lidi, nei vari Bagni, vista la stagione estiva incombente.

Buzzi, come deciso dal giudice, però, resta in carcere, ieri il suo arresto è stato convalidato perchè non ha affatto convinto la difesa proposta: di addetto alla sicurezza artigianale, e in “nero”, che controlla di notte i vari Bagni, assieme ad altri collaboratori, altrettanto irregolari: metronotte abusivi, per intenderci. Lo ha ammesso lui stesso. E allora l’arresto? E’ qui che lo sfondo, dietro il ricatto e la richiesta di “pizzo”, si fa opaco, innesca sospetti che diventano ipotesi investigative, tanto che uno degli inquirenti senza mezzi termini parla di «mafia comacchiese». Vediamola.

Tutto nasce dal fatto che l’imprenditore ricattato da Buzzi, in realtà, aveva scalzato un “concorrente” che in precedenza, guarda caso, aveva la gestione dei lavori in spiaggia, scalzato perchè l’altro faceva prezzi più bassi. Buzzi ha fatto da mediatore tra i due, dicendo al “ricattato”: «Devi smetterla di rompere il mercato (e altro, ndr)...con prezzi stracciati». E gli ha proposto la sua “agenzia” di sicurezza, casereccia e gli propone: «per 3.000 euro al mese sei sicuro». Siamo all’aprile scorso. L’imprenditore poi ricattato non ci sta. Ma a fine aprile, le sue ruspe in spiaggia vengono danneggiate: finestrini rotti. L’imprenditore finge di stare al gioco, dopo l’avvertimento chiama Buzzi che ribadisce: «Se non vuoi guai, pagami la sicurezza»: Buzzi ribassa a 1500 euro il compenso. Poi all’incontro, la prima tranche di 500 euro - sotto l’occhio dei carabinieri - che incastrano Buzzi e lo portano in carcere: dove si trova a Ferrara. L’ipotesi investigativa è che questo episodio sia solo la punta dell’iceberg. Così anche il ruolo di Buzzi, che sarebbe una sorta di referente della “sicurezza alla comacchiese” per conto di tanti altri che fanno di questo un vero sistema. Buzzi lavora anche per la sicurezz a di una coop di pesca, per garantire la “pace” balneare dei Bagni ai quali assicura sicurezza notturna, assieme ad altri come lui. L’ipotesi della procura ( pm Cavallari e Savino) e dei carabinieri (di Portogaribali, Estensi e Comacchio e il Norm) puntano a questa “mafia” alla comacchiese e stavolta il folklore non è una attenuante.



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