Storie di migrazioni con sculture
Dal 30 maggio una mostra a Casa Romei a cura dell’associazione Umanità
Dopo la mostra di installazioni dei due artisti Mustafa Sabbagh e Sisley Xhafa, accompagnata da una tavola rotonda sulle esperienze di integrazione nel mondo, la dimora quattrocentesca di Casa Romei si apre nuovamente alle storie di migrazione.
Il 30 maggio il secondo appuntamento: si inaugura la mostra “Entire life in a package. Storie di migrazioni” della scultrice israeliana Orna Ben-Ami e curata da Ermanno Tedeschi; l’evento sarà preceduto da una tavola rotonda sui profili giudiziari del fenomeno migratorio.
Le 25 sculture (ferro lavorato come le pieghe di un tessuto), sovrapposte a scatti dei fotoreporters della Reuters, sono ispirate al tema dell’identità sconvolta da una migrazione forzata.
La valigia o il pacco contengono tutto ciò che rimane di una vita costretta a intraprendere un viaggio di speranza che è comunque sempre di fuga e abbandono drammatico del proprio mondo.
«Le sculture fuse, a dimensione reale - scrive il curatore Ermanno Tedeschi - portano una domanda: cosa succede dopo? Dopo le code dei migranti ai confini? Le sorti degli altri ci riguardano».
La bambola o la valigia abbandonata ci ricordano l’inquadratura del film di Polanski “Il pianista”: un piazzale vuoto di persone e pieno dei loro oggetti abbandonati. Un’odissea.
Ferrara non ha una tradizione di accoglienza come possono averla città di mare o di confine; e alcune manifestazioni di rigetto hanno lasciato sbigottiti molti ferraresi.
Ma tentare di fornire informazioni corrette, vista la complessità del tema, è a maggior ragione doveroso: se “Umanità” riuscirà a farlo sensibilizzando la coscienza di alcuni, l’associazione avrà assolto il suo compito.
Monica Bracardi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
