Tagli all’Abbado, allarme sindacale
Nel bilancio comunale -20% di fondi nel 2019. Maisto: recupereremo quasi tutto
Tagli pesantissimi, da chiusura sostanziale dell’attività. Questo prevede il bilancio triennale del Comune per la principale istituzione culturale della città, cioè il Teatro Abbado. L’allarme viene lanciato dai sindacati Slc Cgil e Fistel Cisl, che assieme alle Rsu del teatro hanno chiesto ufficialmente un «incontro urgente con il sindaco Tiziano Tagliani», dopo aver espresso «forte preoccupazione circa le indiscrezioni che riguardano il taglio corposo di risorse finanziarie da parte del Comune di Ferrara, socio unico della Fondazione Teatro Comunale». Se n’è parlato già in assemblea dei dipendenti, che sono 13 fissi e una trentina a tempo determinato, dalla quale è uscita la determinazione, in caso di conferma delle indiscrezioni, di «predisporre tutte le iniziative, ed azioni, conseguenti a sostegno dell’occupazione e la salvaguardia dell’attività culturale del Teatro Comunale». Le indiscrezioni riferiscono di un taglio del 20% sul bilancio 2019, pari a 285mila euro, e addirittura del 50% sull’ultimo anno del bilancio triennale, il 2020, che vale addirittura 706mila euro. Comprensibile la preoccupazione dell’intera struttura, visto che il consiglio d’amministrazione dovrà occuparsi già in estate della programmazione 2018-19 e con cifre di questo genere in ballo, l’intera attività risulterebbe amputata.
La prima replica di Palazzo municipale offre una spiegazione di tipo contabile di queste previsioni, e rassicurazioni sulle intenzioni della giunta in vista, tra l’anno, dell’anno delle elezioni comunali. «Le previsioni iscritte nel bilancio triennale sono quelle, prevedono tagli lineari e non solo per il Comunale ma per una motivazione tecnica, in quanto quel documento è predisposto a dicembre - spiega Massimo Maisto, assessore alla Cultura - Poi nel corso dell’anno le cose si appianano, e così succederà anche stavolta, con l’assestamento di bilancio di giugno-luglio, che riguarderà in parte anche il 2019. Ci rendiamo conto dell’esigenza del Teatro di organizzare la programmazione, vedremo di far rientrare quasi per intero il taglio 2019 in tempo utile. Il 2020? Ci guarderà chi vince le elezioni».
L’allarme sembra insomma ridimensionato, almeno per quanto riguarda i finanziamenti comunali. Maisto infatti ribalta le preoccupazioni sul nuovo governo: «Nel contratto si parla dell’intenzione generica di “rivedere il Fondo unico per lo spettacolo”. In attesa di capire cosa significhi in concreto, è il caso di sottolineare che il Teatro Comunale, assieme a tutte le altre istituzioni di questo tipo, dipende in maniera non trascurabile dai trasferimenti statali. Tra le varie stagioni programmate e Ferrara Musica, infatti, il Fus vale circa 1,5 milioni di euro l’anno. Senza questi soldi sarebbe difficile rendere sostenibile il bilancio non solo del nostro teatro». È già il secondo allarme-contributi che Maisto lancia in merito al contratto di governo, dopo quello sulla proposta di abolizione dell’imposta di soggiorno (6-700mila euro l’anno in quel caso), ed è chiaro che le antenne di Palazzo municipale sono ormai permanentemente ritte in direzione Roma. Ora però la priorità è fornire garanzie sui finanziamenti comunali al Teatro. (s.c.)
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