Galline abbattute: conto di 4 milioni Ma il saldo è bloccato
Codigoro. Lite tra l’Asl e la coop addetta allo smaltimento Motivo: subappalti non autorizzati. Fornitori in difficoltà
CODIGORO. Non sono ancora finiti, e sono destinati a prolungarsi ancora, gli strascichi legati all’epidemia di aviaria che, nell’ottobre dell’anno scorso, aveva determinato l’abbattimento di oltre 740mila galline dell’allevamento Eurovo di Codigoro.
Tutto ruota attorno alla maxi fattura di quasi 4 milioni di euro emessa dalla cooperativa incaricata dall’Asl di abbattere e smaltire le carcasse, oltre che il mangime, le uova e le lettiere infette, e di provvedere al lavaggio e alla disinfestazione dei locali.
Ma il contenzioso che si è aperto tra l’Asl e la cooperativa non riguarda l’importo, né la qualità del servizio. Motivo della discordia sono i subappalti non autorizzati a cui la cooperativa ha fatto ricorso senza informare l’Asl. Risultato: le fatture sono ancora lì, inevase, e l’impasse sta creando problemi e disagi a catena, dalla stessa azienda agricola Eurovo - che ha formulata nei confronti dell’Asl un pagamento urgente - e a seguire la cooperativa e i fornitori.
Nella determina con cui l’azienda sanitaria, pochi giorni fa, ha dato incarico a un legale di occuparsi del contenzioso, si legge infatti che «la società agricola ha formulato nei confronti dell’Asl richiesta di pagamento urgente delle fatture emesse il 2 febbraio e il 26 aprile 2018, per un importo complessivo di 3.868.925,17 euro (Iva esclusa), evidenziando che il ritardo del pagamento provoca grave e irreparabile pregiudizio sia alla società cooperativa che nulla ha incassato, mentre ha sostenuto importanti costi per l’esecuzione del contratto, che ai numerosi fornitori, i quali avrebbero già anticipato l’instaurazione di una procedura giudiziale di recupero del credito, costituendo pertanto in mora l’azienda Usl».
Le operazioni all’allevamento Eurovo erano cominciate il 7 ottobre (meno di 36 ore dalla richiesta dell’Asl, scattata dopo la segnalazione altrettanto tempestiva da parte dell’azienda agricola) e si erano concluse undici giorni dopo, il 18 ottobre. Un intervento imponente, «per far fronte - si legge ancora nell’atto dell’Asl - nel focolaio di influenza aviaria, senza precedenti a livello regionale per l’entità dell’allevamento colpito». La cooperativa incaricata aveva impiegato, sulla base delle operazioni necessarie, dai 7 ai 235 addetti al giorno.
Bisognava abbattere 742.080 galline e poi provvedere alle attività «di disinfezione, smaltimento del mangime residuato e delle uova presenti in allevamento tramite l’invio a un impianto autorizzato per il trattamento termico di sottoprodotti di origine animale, di asportazione delle lettiere, di lavaggio e disinfezione dei locali, attrezzature e altri materiali», secondo precise prescrizioni. Solo a dicembre, oltre due mesi dopo la scoperta dell’epidemia, la gestione dell’emergenza ha potuto dichiararsi conclusa. Per lasciare però il posto a un altro tipo di emergenza. Perché se il direttore dell’Unità Veterinaria dell’Asl ha segnalato che i lavori erano stato eseguiti «in conformità alle previsioni contrattuali», al tempo stesso ha segnalato che «la cooperativa ha effettuato i servizi richiesti mediante il ricorso a subappalti non preventivamente chiesti dall’Asl, quindi non autorizzati». Circostanza peraltro appresa «solo al termine dei lavori».
A quel punto l’Asl ha informato la cooperativa che le fatture da quasi 4 milioni sarebbero state pagate «non prima dell’acquisizione dei certificati antimafia delle ditte subappaltatrici e dopo aver espletato un’istruttoria finalizzata a valorizzare i profili di interesse pubblico coinvolti nella vicenda». Con in sospeso un conto milionario.
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