Storie della gente del ponte «Adesso arrivano i disagi»
I commenti dei pendolari costretti a percorsi alternativi per il cantiere
La chiusura totale del ponte tra Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena è già stata assegnata in calendario all’11 giugno. Una data che sancirà l’inizio di una serie di disagi - già da oggi ne avremo un assaggio con il cantieramento e l’istituzione del senso unico alternato dalle 9 alle 17 - soprattutto per chi usa quel ponte tutti giorni o spesso. Vite “sospese” tra Emilia-Romagna e Veneto. Basta parlare con i diretti interessati per capire la portata del problema. Un problema che interesserà migliaia e migliaia di cittadini.
Linda Gamberini, pluripremiata insegnante di danza orientale, è una delle prime ad esternare il suo disappunto: «Abito a Pontegradella - spiega l’insegnante di danza - ma lavoro a Santa Maria Maddalena dove, peraltro, ha sede la scuola. Cosa comporterà per me questa chiusura? Molti disagi sicuramente - dice Linda - , so già che sarò costretta ad utilizzare l’autostrada tra i caselli di Ferrara Nord e Occhiobello. Non ho altre scelte. Ma c’è anche un altro aspetto chi mi preme sottolineare: la mia scuola è nata nel settembre 2017, ho circa 40 allieve e già ho avuto diverse disdette. Basta questo per capire i disagi che io dovrò, come tanti altri, patire».
Problemi seri, scelte fatte da enti preposti a decidere, ma che ricadono, spesso negativamente, sulla vita di queste persone.
Michele Franchi lavora al petrolchimico di Ferrara. «I miei genitori abitano a Pontelagoscuro, io a Santa Maria. Ora per andarli a trovare devo percorrere 3 chilometri. Sa quanti dovrò farne a ponte chiuso? Venti! Mi pare ci sia una bella differenza, con tutti i rischi connessi all’utilizzo dell’automobile. L’autostrada? Ovvio che userò l’autostrada, cosa devo fare? È l’unica alternativa possibile. Però - si sfoga Franchi - mi faccia dire un paio di cose: la prima è che da un anno, e forse più, si parla di questo benedetto ponte da chiudere per la ristrutturazione. Bene, non ci si poteva attrezzare prima - si chiede Franchi piuttosto arrabbiato - , costruire delle passerelle parallele? E poi quella barzelletta del traghetto, ma per favore!».
Sabrina Natali è un’altra cittadina direttamente coinvolta dal “caso ponte”: «Abito a Occhiobello - risponde - ma lavoro a Ferrara. Chiaro che dovrò prendere l’autostrada, non ho alternative valide. Ho già il telepass (che dovrebbe consentire di essere esentati dal pedaggio nel tratto autostradale Ferrara Nord-Occhiobello e viceversa, ndr), ma ho anche l’impressione che in qualche ufficio la situazione sia stata sottovalutata. Pur consapevole dell'impegno profuso dalle amministrazioni comunali - dice ancora la Natali - per cercare di ridurre i disagi ai pendolari, vorrei ricordare che sono presidente di una società di pallanuoto che svolge la propria attività presso la piscina di Occhiobello e diversi nostri atleti provengono dal vicino comune di Ferrara. Naturalmente la chiusura del ponte creerà indubbie difficoltà - conclude Sabrina - agli atleti ferraresi negli spostamenti “da e verso” l'impianto sportivo per lo svolgimento degli allenamenti giornalieri».
Stefania Zemella risiede a Santa Maria Maddalena: «Ma anch’io lavoro a Ferrara - chiarisce subito - , e quindi autostrada e telepass. Piuttosto, credo che quel tratto di strada, oramai famoso, diventerà un incubo una volta chiuso il ponte. Immagino già le code che si creeranno. Mi pare anche che nessuno abbia dato una mano ai sindaci, così come mi sembra di vedere istituzioni piuttosto scollegate quando si tratta di decidere. Ed in questo caso decidere sulle abitudini, sul lavoro e sulla vita dei cittadini».
Giulia Brina: «Abito a Ferrara e lavoro a Santa Maria Maddalena - dice, in questa che oramai è una triste liturgia di commenti - , sono pronta a scommettere - prosegue Giulia - che tutti gli automobilisti che useranno l’autostrada creeranno, per forza, una situazione pericolosa di imbottigliamento. Infine, ultima riflessione: credo che su tutta questa vicenda ci sia stata poca informazione». Altro giro, altro cittadino. Altre lamentele.
Giorgio Gardenghi lavora a Ferrara (è dipendente di Poste Italiane presso l’ufficio postale di San Martino, frazione di Ferrara) e, guarda caso, abita nel Veneto: «Prevedo già che in quel tratto di autostrada ci sarà da viaggiare mettendosi le mani nei capelli, anche se spero di sbagliarmi».
Sergio Gnudi: «Abito a Pontelagoscuro e lavoro a Occhiobello - spiega - , quindi senza dubbio si tratta di un disagio che dovrò patire». C’è anche chi, forse, ha un motivo in più per protestare.
Emanuele Partigiani: «Abito a Pontelagoscuro - dice - ma è il mio lavoro a fare la differenza: faccio il fornaio (suo è il Panificio Partigiani di Pontelagoscuro, ndr) e sa quante volte percorro, in un giorno, il ponte? Circa 6 volte. Sono i giri che mi servono per rifornire i miei clienti, che per fortuna sono tanti. Con la chiusura del ponte ci sarà da impazzire, sarà un disastro».
Marcello Bosi: «Il nostro studio di architetti/ingegneri ha la sua sede principale a Santa Maria Maddalena, ma io risiedo a Ferrara. Praticamente sarò costretto a prendere l’autostrada e percorrere non so quante volte il tratto Ferrara Nord-Occhiobello, per spostarmi da un cantiere all’altro».
Carla Vendemiati: «Abito a Pontelagoscuro, proprio vicino al ponte delle polemiche, ma lavoro come dipendente del Comune di Occhiobello. Non ho ancora preso il telepass ma lo farò presto e utilizzerò l’autostrada».
Davide Guariento: «Credo che occorra essere il più realisti possibili. Poche storie e monitorare, piuttosto, la ditta che eseguirà i lavori in modo che si finiscano questi ultimi nel minor tempo possibile. Io abito a Ferrara ma lavoro sostanzialmente nel Veneto e quindi l’alternativa meno scomoda sarà per me utilizzare l’autostrada».
Alessandro Ferraresi: «Indubbiamente i disagi ci saranno, ma bisogna anche ringraziare chi, come l’amico assessore Aldo Modonesi, si è impegnato per limitare gli stessi disagi. Io lavoro a Cento e quindi, utilizzando anche l’autostrada, mi dovrò sobbarcare circa 120 chilometri al giorno, tra andata e ritorno. Abito a Santa Maria Maddalena, e i conti sono presto fatti. Piuttosto mi pare buona l’idea del traghetto, ad esempio la mia compagna lo userà portando con sé la bici».
Paola Bruttomesso: «Lavoro al petrolchimico di Ferrara e abito, invece, a Santa Maria Maddalena. Credo di non avere tante scelte, e cioè sicuramente utilizzerò l’autostrada per spostarmi. Ho già installato il telepass family e spero che questi disagi si protraggano per il minor tempo possibile».
Alberto Menegatti: «Io farò una scelta di vita: privilegio la mia salute ed il benessere in generale. Per questo utilizzerò la bicicletta e quindi anche il traghetto o battello che verrà messo a disposizione per muoversi da una sponda all’altra. Io lavoro a Santa Maria Maddalena mentre abito a Ferrara, quartiere via Bologna. Credo che utilizzare la bicicletta potrà farmi bene».
Cristian Migliari: «Come mi sposterò? Senza dubbio utilizzando l’autostrada, per quello che mi riguarda non ho dubbi. Lavoro a Ferrara con incarichi di responsabilità in una agenzia immobiliare che si trova in centro storico. Il telepass? Sì, ne sono già provvisto».
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