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Aiutiamoli a vivere Tre giorni per i bimbi

Aiutiamoli a vivere Tre giorni per i bimbi

Prosegue ad Argenta l’impegno della fondazione E venerdì ritorna l’iniziativa dedicata a tutti i più piccoli

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ARGENTA. Altruismo e amore per il prossimo. Come si può spiegare la bontà d’animo che di fatto è il combustibile che alimenta la preziosa opera di tante famiglie che ruotano attorno alla fondazione “Aiutiamo a vivere”? Una spiegazione viene da Marco Checcoli, presidente di questa realtà argentana nata nel 1992 in tandem con Alfonsine per l’accoglienza dei bambini della Bielorussia. Uomini, donne e ragazzi ai nastri di partenza in occasione della festa “Bambini nel mondo” in programma l’uno, due e tre giugno al campo sportivo Palmanova ad Argenta.

«Sappiamo soltanto che il dono di noi stessi è necessario». Potrebbe sembrare uno slogan ma non è così e Checcoli, scrivendo alle famiglie della Fondazione e al tempo stesso a chiunque vorrebbe partecipare a questo importante progetto, lo spiega. «Il significato profondo dell’essere un volontario è in queste semplici parole: il dono, donare, non importa se il dono è grande, piccolo, semplice, costoso, l’importante è farlo poiché l’azione del donare implica una gratuità del cuore che arricchisce sia chi lo riceve, ma soprattutto chi lo esegue». Utopistico? No di certo e Checcoli va oltre. «L’altro aspetto importante da sottolineare è la semplicità che avvolge l’azione del dono: chi dona non fa progetti, non fa ragionamenti complicati, ma semplicemente agisce, perché il dono è una azione verso l’altro, semplice ma efficace perché non ha doppi fini e ritorni, esiste solo una necessità, quella di condividere una azione d’amore. Il volontario – spiega ancora – vive del dono, è l’alimento della sua azione quotidiana, lo fa crescere e continuare ad essere strumento del bene. Tutti possono essere dei volontari, poiché tutti sanno donare, si tratta di prendersi il tempo per voler ascoltare la propria coscienza, il proprio cuore, la propria indole, la propria umanità. Il nostro dono, il dono di tutte le nostre famiglie, è rivolto a dei bambini poiché questi sono il futuro di ogni società». Lino Dal Monte, fondatore di questo intramontabile “impegno sociale”, in uno dei tanti viaggi in Bielorussia per portare doni, un sorriso e forse anche una speranza, racconta la drammatica situazione in cui, ancora oggi, vivono le popolazioni attorno a quella centrale. Un drammatico “reportage” vissuto assieme a delle altre persone alle quali dice «grazie per la vostra pazienza, per avere ascoltato e condiviso, per non avere proferito giudizi, per la “curiosità” di vedere e presenziare, per il senso di appartenenza. Certamente siete stati violentati dalle emozioni contrastanti che avete conosciuto e vissuto, il vostro sorriso, i vostri occhi lucidi, il vostro amore espresso nei confronto di tutti ed in ogni momento, è la lezione che il volontariato cosciente è sempre attuale e che il “progetto accoglienza” è la strada per affrontare un cammino di speranza per fare acquisire piena dignità di vita per i minori in difficoltà».

Giorgio Carnaroli

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