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Bici e barca, mobilità slow per “cucire” la provincia

Bici e barca, mobilità slow per “cucire” la provincia

Il progetto Metropoli di paesaggio vuole valorizzare vie d’acqua, ferro e ciclabili Agricoltori e artigiani in prima fila: attireremo capitali e turismo sostenibile

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Prendere il battello che viaggia a 10-12 nodi, scendere in Darsena e raggiungere l’ufficio sulla bici portata a mano. Oppure sfruttare una ferrovia dimenticata, diciamo la Ferrara-Ravenna, e trovarsi all’arrivo nella propria stazione un mezzo pubblico prenotato dallo smartphone. Il tutto con tempistiche paragonabili ad uno spostamento in auto, ma molto più sostenibile dal punto di vista ambientale, con sviluppi per le imprese agricole e artigianali sparse per il territorio. Scenari fantascientifici, al momento, che però un gruppo di lavoro messo in piedi dall’Agenzia della mobilità sta cercando di trasformare in realtà, con un titolo accattivante: la Metropoli di paesaggio. Per ora c’è un progetto presentato all’Unione europea, del valore di 70mila euro, per costruire un business plan, «una simulazione» per tradurlo con le parole di Giuseppe Ruzziconi (Ami), su come queste infrastrutture leggere già esistenti possano collegare punti nodali di una fascia di territorio provinciale che va da Cento a Comacchio, passando per Ferrara e da una dozzina di altri Comuni. «Se il progetto viene finanziato, già da fine anno potremmo rendere operativi dei pezzi già pronti nei vari Comuni, ad esempio l’attivazione di un nuovo collegamento su acqua a Comacchio» è la speranza di Chiara Franceschini (Sipro).

L’Ami ci lavora assieme a Sipro, Icoor, Unife, Sipro e Ferrara della cultura-Cultura della città, che si propongono d’intercettare fondi europei, nazionali e anche di privati per veicolare progetti di mobilità sostenibile. L’idea di base è considerare tutta la provincia come un’unica metropoli innervata da infrastrutture “dolci” come via d’acqua, piste ciclabili, ferrovia, «notate che non parliamo mai di auto e strade» ha ribadito Ruzziconi. Circuiti lenti ma non troppo, adatti non solo ai turisti ma anche a qualche residente. La fase due, evidenzia l’architetto Sergio Fortini, sarà la «rigenerazione degli hub di sistema, gli incroci tra terra e acqua».

Perché in questo progetto sono coinvolte anche le associazioni imprenditoriali? «Le imprese agricole vogliono uscire dall’isolamento, lo spopolamento delle aree rurale è una realtà - è la spiegazione di Stefano Calderoni, presidente Cia - Dal nostro punto di vista è inutile spingere verso la sostenibilità delle produzioni agricole se poi, per spostare i carichi, dobbiamo inquinare in maniera eccessiva». Gli artigiani di Cna, come ha sottolineato il direttore Diego Benatti, sono interessati «alla possibilità di attrarre risorse economiche su questi progetti. Si aprono poi scenari interessanti per il turismo esperienziale, che è quello chiesto dai tour operator soprattutto stranieri». Non per nulla c’è un contatto avviato con Slow food Emilia Romagna per firmare un protocollo d’intesa.

Tiziano Tagliani, presidente della Provincia, scomoda paragoni impegnativi, «penso alla Val d’Orcia o alla montagna bellunese che erano in condizioni simili alle nostre zone interne, prima di diventare eccellenze di paesaggio. Ci sono già 7 milioni di euro da spendere tra Copparo e Goro per le aree interne, e non dimentichiamo l’Idrovia che però sta scontando le difficoltà amministrative della Regione a trovare spazio di bilancio per varare appalti da decine di milioni. I nostri giovani hanno comunque bisogno di una prospettiva di vita e relazioni, un posto di lavoro non basta».

Stefano Ciervo

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