«Penalizzati dai pagamenti elettronici»
Dal 1° luglio scatta il divieto di corrispondere le retribuzioni ai lavoratori mediante denaro contante, pena l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie. Lo ricorda Confagricoltura Ferrara,...
Dal 1° luglio scatta il divieto di corrispondere le retribuzioni ai lavoratori mediante denaro contante, pena l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.
Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che sottolinea come la legge di bilancio varata il 27 dicembre abbia previsto che i datori di lavoro privati (quindi anche agricoli) dovranno utilizzare modalità di pagamento tracciabile (bonifici, assegni, o altri strumenti di pagamento elettronici come carte prepagate e assegni elettronici) e la corresponsione in contanti dello stipendio sarà possibile solo attraverso l’istituto bancario o postale presso il quale il datore di lavoro abbia aperto un conto di tesoreria con mandato di pagamento. Restano invece espressamente esclusi i rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni, i rapporti di lavoro domestico, i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale.
Con nota del 22 maggio 2018, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito che è considerata violazione della disposizione non solo la corresponsione delle somme con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore, ma anche il caso in cui, sebbene sia stato utilizzato uno dei sistemi di pagamento consentiti, il versamento delle somme dovute non risulti realmente effettuato, per esempio per successiva revoca del bonifico o per l’annullamento dell’assegno avvenuto prima dell’incasso. In altri termini, non è sufficiente che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti indicati dalla legge, ma occorre che lo stesso vada a buon fine.
«È una novità fortemente impattante – afferma Confagricoltura Ferrara – per i datori di lavoro privati e segnatamente per quelli agricoli, ove l’utilizzo del contante per le retribuzioni è ancora molto diffuso, anche per le caratteristiche di stagionalità e discontinuità proprie del lavoro agricolo, e della platea dei lavoratori, ove l’incidenza degli stranieri in alcuni periodi dell’anno è elevata». (a.t.)
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