«Piccioni, procedure rispettate»
La Regione: nel Ferrarese siamo intervenuti in aiuto della Provincia
C’è da fare chiarezza, per quel che riguarda il piano di controllo del piccione, su norme e competenze. Lo afferma la Regione, rispondendo alle critiche mosse dal direttore di Confagricoltura Cavalcoli nelle quali, sostiene ancora la Regione «vengono confuse le attribuzioni di competenze riportando informazioni parziali».
Sono le Province, viene precisato, che sevono gestire direttamente le richieste di intervento, secondo il Piano regionale di controllo, approvato con delibera di Giunta regionale (110/2018). «E così avviene, senza particolari criticità in tutta l’Emilia-Romagna, eccetto che nel territorio di Ferrara, dove la Polizia provinciale ha richiesto che tutto il flusso delle domande poste dagli agricoltori fosse gestito e verificato dal Servizio territoriale agricoltura caccia e pesca della Regione (Stacp), adducendo problemi relativi alla scarsità di personale».
Così, per evitare che il Piano rimanesse inapplicato, «la Regione si è fatta carico di questa parte di attività. Dal 21 marzo 2018, data di arrivo della prima istanza, sono pervenute allo Stacp di Ferrara 83 richieste di intervento, di cui 71 hanno avuto il nulla osta. Il tempo di rilascio del nulla osta, inizialmente di alcuni giorni, è attualmente di 24 ore, nonostante alcune istanze arrivino incomplete e richiedano integrazioni di informazioni. Solo in alcuni casi, per l’esattezza 11, si è reso necessario il sopralluogo e, di questi, 5 hanno riguardato domande rigettate». Per questo, continua la nota «si fatica a comprendere la ragione di alcune affermazioni fatte dal direttore Cavalcoli. Che, tra l’altro, arrivano dopo l’incontro che si è tenuto, proprio su sua richiesta, il 19 aprile al Servizio territoriale regionale. Nel corso della riunione sono stati chiariti i contenuti del Piano regionale di controllo e, con una successiva nota inviata a tutti i partecipanti, è stato spiegato che si può richiedere l’intervento di prelievo anche in assenza di misure di prevenzione laddove “venga evidenziato l’impatto della specie sulle colture».
La Regione ricorda infine che «in base alla legge nazionale, i prelievi di controllo su specie come il piccione si possono attivare, di norma, solo dopo che siano state adottate misure di prevenzione e dissuasione delle quali si sia constatata l’inefficacia. Tali misure, riportate in modo inusuale dal direttore di Confagricoltura, seguono le indicazioni vincolanti di Ispra, e sono fra loro alternative».
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