Unife, lo stop agli esami «Salta il primo appello»
Scatta lo sciopero dei docenti nella sessione estiva. Studenti: noi danneggiati Il professor Pini: università svilita, profilo insoddisfacente per il ministro Bussetti
«Lunedì 4 giugno salterò l’esame di Economia Politica. Capisco le ragioni degli studenti ma uno sciopero è uno sciopero», annuncia il professor Paolo Pini, ordinario di Unife e firmatario assieme ad altri 90 colleghi dell’ateneo estense e a circa 7mila di altre università italiane della lettera che proclama lo sciopero del primo appello della sessione estiva: 1 giugno-31 luglio 2018. Si tratta della seconda astensione dagli esami per i docenti: a quella celebrata fra la fine di agosto e la fine di ottobre 2017, parteciparono in Italia circa 12mila docenti.
«La lettera fu firmata da 5mila professori e ricercatori, quest’anno è stata sottoscritta da circa 7mila e quindi l’adesione potrebbe essere ancora più alta», precisa Pini. «Non c’è solo il problema degli scatti stipendiali - sottolinea - Abbiamo deciso di scioperare anche per chiedere un incremento del numero delle borse di studio per gli studenti e il potenziamento dell’organico, che è stato ristretto da anni di blocco del turn over: servono più professori di prima e seconda fascia (ordinari e associati) e più ricercatori».
«L’università è stata svilita per troppo tempo - prosegue l’economista - sono 10-15 anni che i governi italiani l’hanno abbandonata al suo destino, sono stati perduti 10mila posti di lavoro, non vengono stanziate risorse per la ricerca e i sistemi nazionali di valutazione degli atenei hanno ulteriormente danneggiato il sistema promuovendo una distorta allocazione delle risorse».
A parere di Pini, uno dei docenti di Unife più attivi a sostegno delle ragioni dello sciopero, la nomina del nuovo governo non «dà garanzie su un possibile cambio di linea rispetto al passato. Il nuovo ministro (Marco Bussetti, ndr) ha un basso profilo, si è occupato di scuola e non di università, nel programma della Lega la parte dedicata all’università è decisamente deludente, qualche spunto più interessante è contenuto nel programma del M5s, come la critica agli scarsi investimenti sull’università effettuati dai passati governi e al ruolo assegnato all’Anvur (l’Agenzia che valuta le performance del sistema universitario, ndr), che provoca gravissimi danni all’università. Purtroppo il curriculum del nuovo ministro non sembra adeguato all’incarico. Ne aspettiamo le prime mosse per avere qualche elemento in più per valutare ma al momento ammetto che, come docente, non ho tratto motivi di grande ottimismo dalla nascita del nuovo governo». Il sindacato studentesco Link ha lanciato una raccolta di firme che a livello nazionale può contare su circa 50mila adesioni.
Ma la richiesta di organizzare una forma di protesta che potesse coniugare le istanze dei docenti e degli studenti è rimasta inascoltata. Nel sito dell’organizzazione si sottolinea che «la sessione estiva è sempre stata fondamentale per rientrare nei tempi imposti dalle nostre università e dal sistema del diritto allo studio. Gli appelli di giugno e luglio sono gli ultimi utili per acquisire i crediti necessari per ottenere la borsa di studio per l’anno successivo e per beneficiare della riduzione delle tasse in relazione al proprio reddito».
Francesco Ganzaroli, rappresentante di Link Ferrara, ricorda che «abbiamo scritto mail a tutti i docenti che hanno firmato la lettera. Molti hanno confermato la volontà di scioperare, ma c’è anche una disponibilità da parte di alcuni a favore dell’apertura di un dialogo con gli studenti. Apprezziamo comunque la politica di espansione di Unife, la volontà espressa di reclutare docenti e personale tecnico amministrativo e di mantenere la riduzione delle tasse per gli iscritti meno abbienti».
Cosa chiedono i docenti? Professori ordinari, associati e ricercatori sollecitano lo sblocco dall’1 gennaio del 2015 (e non dall’1 gennaio del 2016) degli scatti stipendiali congelati tra il 2011 e il 2015 (si chiede l’equiparazione al trattamento riconosciuto ad altri settori del pubblico impiego ma non gli arretrati per gli anni 2011-2014); lo stanziamento di 80 milioni di euro in più da destinare al fondo statale per le borse di studio degli studenti; il finanziamento dei concorsi per immettere in ruolo 10mila professori (6mila ordinari, 4mila associati) e 4mila ricercatori di tipo B. Lo sciopero è ammesso se per il corso di studi sono previsti almeno due appelli nella sessione; inoltre è previsto il recupero della sessione d’esame soppressa per laureandi e studenti Erasmus, per studentesse in gravidanza e studenti con problemi di salute. (gi.ca.)
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