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Cambio storico in Polizia Scroccarello lascia Ferrara

di Daniele Predieri
Cambio storico in Polizia Scroccarello lascia Ferrara

Il dirigente diventerà commissario dell’Isola d’Elba dopo 19 anni in città «La Spal arrivata in A senza incidenti grazie a noi, alla città e alla società» 

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Ha visto arrivare in serie A la Spal, l’ha vista raggiungere i traguardi di oggi - «dopo la serie C,B e A», spiega - garantendo sicurezza e ordine pubblico, dentro e fuori il Paolo Mazza. Da ferrarese acquisito è un vanto per lui, soprattutto perchè le partite, come coordinatore dell’ordine pubblico, non le viveva sul campo, ma prima e dopo gestendo tifosi e tanto altro: «È stata una esperienza magnifica, formativa quella di poter lavorare e trovare interlocutori nella società, nelle istituzioni che ringrazio, permettendo che in tre anni non sia successo nulla». Lascia in serie la “sua” Spal e lascia anche la città, dopo 19 anni di servizio alla questura cittadina. Non è un poliziotto qualsiasi quello che saluta, ma un pezzo della storia cittadina, almeno degli ultimi 20 anni: di nome fa Pietro Scroccarello, 54 anni, attuale capo di gabinetto dopo una carriera come dirigente nei vari uffici cittadini, prima come dirigente dell’Ufficio Volanti, poi della squadra mobile e oggi, appunto, uomo macchina della Questura. «Ma Ferrara resta la mia città, lo è diventata», racconta. «E dire che qui sono arrivato per sbaglio: al corso di commissario mi fecero uno scherzo, e come destinazioni ne cambiarono e cancellarono altre e misero Ferrara: non sapevo nemmeno dove fosse e dovetti guardare la cartina». Ricorda ancora il giorno del suo arrivo a Ferrara, il 16 novembre 1999 «e mi viene in mente solo la nebbia». Dopo 19 anni, annuncia il giorno della sua partenza, 18 giugno, quando a Portoferraio, Isola d’Elba, prenderà possesso del ruolo di dirigente del Commissariato dell’Elba. «È arrivato il momento di cambiare». Per 20 anni, ha condotto inchieste, arrestato persone (tante, tantissime, parola di cronista) e nell’ultimo decennio come capo di gabinetto portato Ferrara all’attenzione nazionale, come città pilota per la gestione degli eventi pubblici, sul fronte della sicurezza da garantire ai cittadini. «Grazie alla collaborazione tra questura, Comune e prefettura abbiamo inventato il “Sistema Ferrara”, una organizzazione per gestire oltre 100 eventi a Ferrara l’anno, perchè abbiamo fatto capire agli organizzatori ancor prima di Torino (la tragedia di piazza San Carlo, un morto e migliaia di feriti per la non gestione di ordine pubblico per la finale di Champions, ndr) che era necessario investire in sicurezza ». Oggi con la circolare Gabrielli è tutto più facile, con regole imposte, ma Scroccarello ricorda che «occorre ringraziare i funzionari del Comune, la dottoressa Maria Teresa Pinna e il vice prefetto Pinuccia Niglio se lo stesso capo della Polizia, Franco Gabrielli ha avuto appezzamenti per il “sistema Ferrara”». «Come Capo gabinetto ho avuto un’altra esperienza in Polizia, stimolante e entusiastica, nel garantire ordine pubblico, avere rapporti con le istituzioni, mediare con tutti e con tutto: ricordo la festa del nostro patrono, nel 2011 (in questura, Castello e al Teatro comunale, ndr), quando lo stesso capo della polizia di allora, Antonio Manganelli, arrivò a Ferrara : fu un momento in cui sentimmo la città vicina». Era un segnale che Ferrara aveva fatto pace con la Polizia, dopo il caso Aldrovandi che l’aveva travolta, in tutto i suo settori, livelli. Uno dei momenti più difficili della carriera di Scroccarello a Ferrara riguarda proprio il caso Aldrovandi: «Un caso vissuto sulla pelle di tutti, un caso difficile che ha cambiato tante persone, se ne siamo usciti è con l’onestà dei fatti, dimostrando di essere se stessi». Oltre non va, non vuole e non può andare. Per non riaprire equivoci, ferite, polemiche, veleni. Che la Polizia è riuscita ad attenuare negli anni grazie a chi è arrivato dopo (il questore Luigi Savina, Manganelli stesso) che ci misero faccia, cuore e fatti, ricevendo, parlando con la famiglia di Federico. Cercando di capire cosa si era sbagliato: «Se rifarei tutto? No, farei meglio certo sì». Dopo di allora, Scroccarello scelse di restare a Ferrara, come dirigente, diventando un riferimento per la città: « una su tante delle soddisfazioni, l’ho ricevuta da uno degli organizzatori degli eventi gestito con il “sistema Ferrara: ci disse che lavorare con la questura di Ferrara sembrava di non essere in Italia ma in Svezia per il modo con cui ci rapportiamo con tutti». Riavvolgendo il nastro , non si possono citare solo gli ultimi anni da dirigente, occorre parlare dello “sbirro”, il poliziotto che lavorava dalle 6 alle 22, senza pause, senza se e senza ma: rimanendo persona, anche di fronte alla brutalità di delitti, omicidi, fatti di sangue: «Uno dei più toccanti è il caso di Said (il ragazzo marocchino morto di freddo, abbandonato da tutti perchè ubriaco non venne soccorso, ndr): fu toccante quella indagine, ascoltare l’indifferenza delle persone coinvolte. Successe la sera di San Valentino, festa che mi ricorda anche la morte di Paula Burci: l’omicidio di una ragazza al cui risalimmo dalle ossa bruciate: sono fatti che non possono non toccarti a livello umano». Potrebbe raccontare per ore di tanti altri fatti di sangue, di quel pezzo di storia sociale e criminale degli ultimi 20 anni. Con questo bagaglio di sbirro che arresta-funzionario che media, va all’Isola d’Elba. «Gestirò il commissariato». Non lo dice, ma è stato deciso così dai vertici perchè servivano uomini nuovi, là all’Elba, per gestire un’emergenza, nelle istituzioni.

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