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cavalcoli (Confagricoltura) 

«Controllo dei piccioni, il piano regionale ha fatto danni»

«Controllo dei piccioni, il piano regionale ha fatto danni»

Continua la polemica a distanza tra Confagricoltura Ferrara e Regione Emilia Romagna sul piano di controllo dei piccioni.«Prendo atto della replica della Regione a quanto riportato dal sottoscritto...

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Continua la polemica a distanza tra Confagricoltura Ferrara e Regione Emilia Romagna sul piano di controllo dei piccioni.

«Prendo atto della replica della Regione a quanto riportato dal sottoscritto circa le enormi problematiche determinate dai contenuti del piano di controllo regionale sul piccione, ma io dico quello che vedo e ciò che è accaduto e sta accadendo in provincia di Ferrara è sotto gli occhi di tutti».

Ad affermarlo è il direttore di Confagricoltura Ferrara Paolo Cavalcoli, che dalle pagine della Nuova Ferrara qualche giorno fa ha lanciato l’allarme per i danni provocati dai piccioni alle coltivazioni.

«Fino a quando i piani di controllo erano realizzati e gestiti dalla provincia di Ferrara - continua il direttore di Confagricoltura - non ci sono mai stati problemi di questo genere e mi fa specie che si tenda a scaricare le responsabilità sul Corpo di Polizia Provinciale, che con personale e risorse che sappiamo essere limitatissime, da sempre svolge un servizio eccezionale. Se i problemi ci sono solo a Ferrara, prendo atto che il piano di controllo si sta applicando pedissequamente solo nella nostra provincia, evidentemente altrove si sta applicando con equilibrio e buon senso, che è proprio quello che manca nel piano di controllo regionale, il quale prevede che la sua applicazione avvenga solamente dopo che l’agricoltore ha messo in atto gli strumenti di dissuasione (quei cannoncini a gas, quelle sagome, quei palloni predator che la stessa Regione nel piano afferma non servire a nulla!) nei termini previsti dalla Regione (perché nel piano si forniscono indicazioni di quanti palloni o cannoncini debbano essere posizionati per ogni ettaro, e sono tantissimi!), che abbia verificato che non siano serviti a nulla (quindi il danno deve essere già presente), che abbia effettuato la richiesta alla Regione (con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da inviarsi tramite Pec), la quale Regione interviene con propri funzionari per la verifica della corretta e completa applicazione degli strumenti di dissuasione, come recita lo stesso piano regionale, e solo successivamente viene rilasciata l’autorizzazione per il successivo intervento da parte dei coadiutori abilitati».

«Io ho semplicemente affermato - continua Cavalcoli - che quando l’iter è terminato, ormai il danno è già stato arrecato, mentre l’intervento per essere efficace deve essere tempestivo, dovrebbe essere attuato all’atto della semina se non addirittura prima o, alla peggio, immediatamente dopo, diversamente ci stiamo solamente prendendo in giro. Preso atto che gli strumenti di dissuasione non servono a nulla, perché non si è fatto, ad esempio, come con il piano regionale di controllo dei corvidi, laddove si afferma che la loro adozione produce essenzialmente un ritardo nell’intervento cruento e quindi, paradossalmente, un aumento del danno, prevedendo pertanto l’immediata applicazione del piano a seguito di richiesta dell’agricoltore? Ormai i danni ci sono stati - ciò che ora occorre fare è apportare quelle modifiche al piano od alla sua applicazione prima delle semine autunnali, che consentano di evitare il ripetersi di tale situazione».



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