«Nicole poteva salvarsi, l’inchiesta deve continuare»
Bimba nata morta al Sant’Anna, quattro medici indagati. La famiglia si oppone alla richiesta di archiviazione
FERRARA. Le indagini sulla tragedia di Nicole e della sua mamma devono continuare. Devono essere interrogati i quattro medici indagati per la bimba nata morta, così come deve essere ascoltata la ginecologa che aveva in cura la gestante e deve essere eseguita una perizia per verificare la causa della morte della bimba.
È quanto chiede l’avvocato Federico Donegatti, del Foro di Rovigo, il legale della donna di 34 anni di Ficarolo che il 15 gennaio scorso, con procedura indotta, partorì all’ospedale Sant’Anna di Cona una bimba morta che avrebbe dovuto chiamarsi Nicole. Le successive indagini della procura hanno portato il pm Ombretta Volta a chiedere l’archiviazione per i quattro medici indagati. Decisione contrastata dalla famiglia della piccola, che ha presentato opposizione all’archiviazione. A settembre l’udienza davanti al Gip.
La mamma era al settimo mese di gravidanza quando il 13 gennaio, si era accorta che qualcosa non andava perché la bimba non si muoveva più. Dopo un controllo all’ospedale di Legnago - dove però manca la Terapia Intensiva Neonatale - la paziente era stata indirizzata all’ospedale di Cona dove era stata sottoposta a monitoraggio diagnostico e a un tracciato per accertare le condizioni del feto, accompagnato da una terapia cortisonica nell’eventualità di un parto prematuro. Alle 23 del 14 gennaio i sanitari non avvertirono più il battito fetale e, temendo il peggio, il giorno successivo disposero il parto indotto; alle 20.45 la bimba era nata morta.
«Se si fosse praticato subito il parto cesareo Nicole si sarebbe salvata - sostiene con la famiglia l’avvocato Donegatti - Nella relazione della nostra consulente, il medico legale Maria Corte Metto, viene evidenziato che a partire dal ricovero e fino alle 19 il tracciato cardiotocografico evidenziava una situazione anomala e aspetti di sofferenza fetale. A nostro avviso la condotta degli indagati è stata imprudente, perché sono stati sottovalutati questi sintomi e si è atteso troppo per far nascere la bimba. Nicole poteva essere salvata e noi ci batteremo perché l’indagine continui».
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