La Nuova Ferrara

Ferrara

«Igor mi ha sparato Ora lo Stato mi risponda»

di Daniele Predieri
«Igor mi ha sparato Ora lo Stato mi risponda»

Il poliziotto Marco Ravaglia, ferito un anno fa, lancia l’appello al Ministro Salvini «Ho chiesto di accedere al Fondo vittime del dovere, spero si ricordino di me»

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«Igor mi ha sparato, la mia vita è cambiata e non sarà più la stessa e adesso aspetto risposte dallo Stato, spero si ricordi di un suo servitore»: dal pomeriggio dell’8 aprile dell’anno scorso, Marco Ravaglia, agente di polizia provinciale, ha ancora addosso i segni dei tre colpi che Igor Vaclavic/Norbert Feher sparò contro di lui e l’amico, Valerio Verri, la guardia ecologica ch restò uccisa sul colpo. Per quelle ferite che condizionano la sua vita, presente e futura, Ravaglia attraverso il suo legale, Denis Lovison ha chiesto di potere accedere al “Fondo vittime del dovere”, istituito da una legge per tutelare chiunque delle forze dell’ordine subisca invalidità durante il servizio. La richiesta ha già avuto il benestare della Prefettura di Ferrara che ha concluso l’iter burocratico e la raccolta della documentazione: adesso è pendente al Ministero degli interni, Ufficio affari generali che valuta gli indennizzi, mentre la stessa documentazione è stata presentata alla Provincia di Ferrara, ente pubblico di cui Ravaglia è dipendente. Non si conoscono i tempi tecnici, di risposta da parte del ministero. Da qui l’appello di Ravaglia e del suo legale: «Sappiamo che l’iter a livello locale è concluso, ora attendiamo risposte dal ministero degli interni, chiediamo che vengano indicati i tempi, che siano brevi».

Una sollecitazione perchè sul futuro della posizione lavorativa di Marco Ravaglia non vi sono previsioni ottimistiche. Attualmente Ravaglia, dal punto di vista amministrativo, è in carico all’Inail perchè vittima di infortunio sul lavoro, quali sono le conseguenze dell’agguato di Igor che quel pomeriggio uccise Verri e ferì gravemente Ravaglia, scagliandosi contro di loro urlando «bastardi, bastardi». Ravaglia si salvò fingendosi morto, con tre proiettili in corpo, a terra: Igor gli si avvicinò e con lo scarpone gli colpì la testa, Ravaglia riuscì a beffarlo, si salvò ma rimase in pericolo di vita per settimane. I medici scongiurarono il peggio, ma oggi, dopo diversi interventi chirurgici, i postumi gli impediscono di poter tornare al lavoro. Quando si chiuderà la copertura Inail per l’infortunio (già fissata l’ultima visita medico-fiscale), dovrebbe tornare in servizio alla Polizia Provinciale. Ma non sarebbe in grado di farlo e dovrebbe essere posto in malattia, a carico dell’Inps. «Che - ricorda il legale - in questi casi copre solo un periodo di tempo, oltre il quale la posizione lavorativa viene interrotta». Per questo motivo Ravaglia e il suo legale sollecitano il Ministero degli interni - e lo stesso neo Ministro, Matteo Salvini che si era speso per la tutela dei membri delle forze dell’ordine - affinchè si valuti nei tempi più brevi l’accoglimento al Fondo vittime del dovere: riconoscimento economico per poter continuare a vivere. Dopo essere riuscito a sopravvivere all’odio di Igor.



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