In provincia 31 casi La terapia dura mesi
Trentuno casi di tubercolosi nel 2017, 28 nel 2016. A Ferrara e provincia circa 8 persone ogni 100mila abitanti contraggono quello che nell’antichità veniva indicato col nome di “mal sottile”. In...
Trentuno casi di tubercolosi nel 2017, 28 nel 2016. A Ferrara e provincia circa 8 persone ogni 100mila abitanti contraggono quello che nell’antichità veniva indicato col nome di “mal sottile”. In passato, fino alla metà del secolo scorso, era considerata una malattia molto grave, il cui decorso poteva determinare un esito mortale. Oggi può essere curata, ma il paziente deve sottoporsi a terapie di lunga durata.
«In Italia - spiega il direttore del reparto di Malattie Infettive del Sant’Anna, Marco Libanore - il dato è in media di 6.6 pazienti ogni 100mila abitanti, in Emilia Romagna siamo a 9.2. Si potrebbe pensare che la malattia è più diffusa nella nostra regione che nel resto d’Italia, in realtà purtroppo esistono casi di sotto notifica, cioè certe regioni registrano meno ammalati di quelli effettivamente presenti sul territorio». La patologia oggi può essere trattata con una combinazione di diversi farmaci, quattro antibiotici (ma esistono alcune forme resistenti), la cui assunzione può comportare effetti collaterali: l’eliminazione dei farmaci attraverso il fegato o per via urinaria può riflettersi infatti sull’attività degli organi che metabolizzano i medicinali, per cui il paziente deve continuare ad essere monitorato. «La malattia tende ad avere un decorso debilitante e richiede che l’ammalato si nutra assumendo molte vitamine, in particolare del complesso B, per proteggersi dai possibili riflessi negativi su apparati come il sistema nervoso (neuriti, polineuriti)», prosegue Libanore. I rischi si riducono se la malattia viene colta allo stadio iniziale, quando non ha ancora agito in profondità sui polmoni e sul fisico del paziente. In un recente convegno che si è svolto a Ferrara dedicato proprio a questo tema (Tubercolosi e micobatteriosi atipiche: un impegno globale) il punto sulle conoscenze è stato fatto, tra gli altri, da un esperto riconosciuto, Giorgio Besozzi. Dai dati raccolti a livello locale risulta che oltre il 50% dei pazienti è straniero (Romania 20%, Pakistan 16%, Marocco 14%, Nigeria 12%). (gi.ca.)
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