Il fortunale colma i canali Case e cortili allagati
Situazione critica nell’ex circoscrizione Sud. La Bonifica accusa: fossi non puliti
Il temporale che per un paio d’ore, l’altra notte, ha battuto l’intera provincia scaricando, come dicevano i nonni, acqua a catinelle nella zona sud della città si è accanito in particolare sul triangolo compreso fra Sant’Egidio, Gaibanella e San Bartolomeo.
Una quantità che ha coperto strade e campagne con un “bagno” di 110 millimetri concentrato in poche ore e i soliti problemi legati alla insufficiente ricettività delle fognature, dimensionate per sostenere una piovosità che non raggiunga picchi purtroppo invece sempre più frequenti in provincia come nel resto del Paese.
L’acqua ha tracimato in più punti del territorio, in una fascia che si allunga verso Poggio Renatico, ha invaso scantinati, sottopassi, colmato fossi che non erano stati adeguatamente puliti e predisposti per contenere un volume eccedente di alcune volte la “misura” di un temporale medio.
Il presidente del Consorsio di Bonifica Pianura di Ferrara, Franco Dalle Vacche, precisa che nel resto della provincia la pioggia si è fermata a 30-40 millimetri. «Se l’acqua che si è scaricata nella zona sud del capoluogo fosse caduta in un’altra porzione di territorio o in un altro comune della provincia, probabilmente avremmo registrato un impatto simile in una zona diversa di Ferrara o di un’altra località», commenta Dalle Vacche. Che però indica quali sono i fattori che tendono a rendere fragile il territorio quando gli eventi meteorologici oltrepassano certe soglie.
«Noi, nella previsione di un’ondata di maltempo abbiamo consultato la Protezione civile e tenuto le quote dei canali a livelli prudenziali – aggiunge Dalle Vacche – ma è chiaro che il sacco di spazzatura abbandonato sopra il tombino, il fosso che non è stato manutenuto, ricoperto di verde ed arbusti, il sottopasso ignorato dal gestore della strada o dal privato che non rimuove tutto ciò che potrebbe ostruire gli scarichi, agiscono ognuno per suo conto per aggravare i danni a carico di aziende, residenti e territorio. È chiaro, inoltre, che in zone basse di pianura – che pure hanno una storia alle spalle – non è indicata la presenza di scantinati, luoghi che in occasione di fenomeni meteo anomali sono sempre a rischio di allagamento».
Gli operatori del consorzio ieri hanno eseguito vari sopralluoghi per verificare lo stato di sofferenza del territorio. «Stiamo tracciando la mappa delle frane e delle situazioni più problematiche – prosegue Dalle Vacche – invieremo tutto alla Regione e a chi di competenza. È importante sapere dove si creano le criticità per capire come eventualmente si può migliorare il livello di protezione. Per quanto ci riguarda i nostri impianti non hanno subito black out e hanno funzionato correttamente». Piuttosto, conclude il presidente, «forse bisognerebbe intervenire sul canale Primaro, ramo morto del Po, di competenza regionale, per scavare e riportare al livello originale la capacità dell’invaso». Dal Consorzio Burana, zona ovest della provincia, spiegano che «allagamenti nella zona del bondenese sono stati evitati grazie alla messa in funzione di alcuni impianti». Il Comune di Ferrara, attraverso l’assessore Aldo Modonesi, assicura che «abbiamo eseguito nei mesi scorsi diversi interventi sulle pompe di aspirazione e non siamo andati in difficoltà. Assieme al Consorzio di bonifica stiamo cercando di affrontare le situazioni legate alla mancata manutenzione di fossi e canali da parte dei proprietari dei terreni» Modonesi osserva, distinguendosi dalle dichiarazioni di Dalle Vacche, che «i canali erano già pieni per le necessità irrigue e questo ha generato problemi di fronte a una precipitazione decisamente straordinaria».
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