La Nuova Ferrara

Ferrara

In cella la banda delle razzie agli anziani

di Daniele Predieri
In cella la banda delle razzie agli anziani

Rubavano anche le fedi nuziali: sgominato il gruppo criminale di 10 persone, tutti rom del campo di via delle Bonifiche

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Rubavano ori, preziosi, computer nelle case ferraresi ma rubavano soprattutto la loro vita, i ricordi degli anziani, che prendevano di mira nelle case isolate. Una banda senza scrupoli che in quasi un anno ha messo a segno 24 furti e piazzato poi la refurtiva per oltre 50mila euro, in giro per la provincia e quelle di Modena e Reggio Emilia. Una vera e propria banda, visto che ora carabinieri e magistrati di Ferrara sono riusciti a contestare l’associazione a delinquere finalizzata ai furti, una aggravante tecnico-giudiziaria che viene accolta di rado dai giudici, e che conferma in questo caso la pericolosità sociale della banda scoperta dai carabinieri.

Partivano da via delle Bonifiche

Otto le persone in carcere, due denunciate, facevano parte di questa banda che partiva prima dei colpi e dei sopralluoghi sempre dal campo nomadi di vai delle Bonifiche, diventato il quartier generale dove poi spartire il bottino e cercare di piazzarlo nei vari Compro oro, oppure fondendo l’oro rubato direttamente in casa, con un fai da te che lascia immaginare il livello organizzativo.

Proprio nel campo di via delle Bonifiche è scattato questa mattina il blitz dei carabinieri controllato da terra dai militari della Compagnia e del Reparto Operativo in collaborazione dei reparti speciali del 5° Reggimento Emilia Romagna, il Nucleo Cinofili di Bologna e il Nucleo Elicotteri di Forlì che ha controllato dal cielo il blitz. E proprio all’interno del campo sono stati eseguiti tutti gli arresti e sono stati notificati ai 10 indagati gli atti giudiziari.

Una banda a gestione familiare

Tutti qui nel campo, appassionatamente, perché in realtà la banda era a gestione familiare, tra fratelli e legami di famiglie quella che i carabinieri hanno scoperto con riscontri blindati. Tutti rom italiani, di origine sinti, residenti o comunque che abitano nel campo mentre solo uno di loro Ronny Ornato, gravitava nel campo nomadi Reggio Emilia. Il capo era Luciano Grisetti, 44 anni, organizzatore ed esecutore dei furti, quindi il suo braccio destro il fratello Luca, che partecipava ai furti e usava le carte di credito o i bancomat rubati. Quindi ecco gli altri nel ruolo di autisti, Ronny Ornato, 29 anni, e Ivano Di Rocco, 27 anni, che partecipavano anche ai furti e scarrozzando i ladri in giro per la provincia, davanti le case prese come obiettivi dopo un lungo e meticoloso lavoro di controllo.

Prima dei colpi i sopralluoghi

Sopralluoghi continui e meticolosi, con verifiche della posta nelle buchette, pedinamenti degli anziani per vedere quando uscivano e rientravano in casa. Poi nella banda c’erano gli operai, anche muratori: nel ruolo di ladri, che entravano nelle case e razziavano, e senza scrupoli smuravano letteralmente dalle pareti le casseforti, lasciandole con buchi vistosi, c’erano Nico Lucchesi, 26 anni e Mario Suffrè, 40 anni. Una banda che vedeva anche

Claudio Ungarelli, 40 anni, unico ferrarese della banda, addetto alle ricettazioni e al riciclaggio della refurtiva: era lui l’hacker di turno che “ripuliva” e resettava i computer rubati per poterli vendere e quindi Manuel Suffrè, 35 anni, il ricettatore che ci metteva la faccia ai Compro Oro per piazzare la refurtiva. Denunciati anche un ragazzo di 19 anni, sempre della famiglia del capo e una donna di 45 anni indagati per ricettazione e furti.

Contatti con altri campi

In quasi un anno di attività di indagine da parte dei carabinieri di Ferrara, sono stati scoperti 24 furti per un bottino di 50mila euro. Tutti messi a segno in mezza provincia, con puntate a Finale Emilia, in provincia di Modena, mentre la banda era collegata ad altri campi nomadi di Reggio Emilia e Bologna. Alla fine il pm Alberto Savino e il gip Silvia Marini sulla base dei riscontri e delle prove raccolte dai carabinieri della Compagnia Ferrara, coordinata dai capitani Marco Angeli e Antonio di Noia e dal luogotenente Gennaro Carrassi, hanno contestato alla banda dei dieci indagati, 37 capi di imputazione a vario titolo, suddivisi per 24 furti in abitazione, 10 ricettazioni, 1 riciclaggio e 2 utilizzi indebiti di carte per pagamenti e prelievi di denaro contante.

Tutti avevano un ruolo preciso

All’interno del gruppo di ladri, con un’età tra i 44 e i 19 anni, ognuno aveva un ruolo preciso: chi l’autista, chi il ladro che faceva irruzione nelle case, chi il ruolo di muratore smurando cassaforti, chi svolgeva i sopralluoghi, chi ricettava la refurtiva. Colpivano nelle prime ore serali, si muovevano su strade secondarie per evitare controlli, cambiando spesso le auto usate per i colpi, rubate e non, e dopo i sopralluoghi colpivano nel case dove gli abitanti, seguiti e controllati, spesso anziani, erano fuori casa. L’indagine ha permesso di scoprire che uno dei canali di ricettazione dei preziosi, un Compro oro di Occhiobello, sul quale sono in corso le indagini. Proprio da qui, nel dicembre scorso, da un controllo nel negozio dove la banda vendeva la refurtiva furono trovati monili e preziosi e un orologio (di 300 euro di valore) che risultavano essere stati rubati nei raid in provincia, ad una coppia di anziani: erano i ricordi di una vita vissuta insieme, le fedi nuziali del matrimonio di 50 o 60 anni fa.



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