Consorzio di Bonifica I sindaci: stop attacchi per l’Imu o lasciamo
Imposta sugli impianti, nuove accuse M5s a nove Comuni Tagliani e Marchi: legge da applicare. Pronto il “divorzio”
Scontro forse senza precedenti tra una parte dei sindaci ferraresi, guidati da Tiziano Tagliani e Andrea Marchi, e il vertice del Consorzio di Bonifica, supportato dal M5s. Il casus belli è ancora una volta l’applicazione dell’Imu su alcuni impianti consortili, ma sullo sfondo della minaccia di dimissioni di massa da parte dei sindaci dal Consiglio di amministrazione di via Mentana, si leggono accuse di contiguità politica tra il presidente consortile Franco Dalle Vacche e i pentastellati. La vicenda Imu-Consorzi è tutt’altro che nuova, tanto che ha già collezionato diversi passaggi alla Corte di cassazione, senza peraltro arrivare ad una definizione; interessa un numero limitato d’impianti, quelli inseriti nella categoria catastale D, che per quanto riguarda il capoluogo provinciale, per esempio, sono solo 4, mentre gli esenti classificati come E sono 19.
La polemica è stata tuttavia rinfocolata dall’affondo di Claudio Fochi, consigliere M5s, che riprendendo alcune osservazioni di Dalle Vacche («imbeccate fallaci» le bollano i sindaci) e anche del sindaco di Masi Torello, Riccardo Bizzarri, muove tre filoni di rilievi. L’azione dei Comuni di Ferrara, Codigoro, Berra, Ostellato, Argenta, Mesola, Fiscaglia, Portomaggiore e Comacchio viene tacciata di «incostituzionalità» per utilizzare «di fatto il Consorzio alla stregua di un “sostituto d’imposta”», prelevando risorse da tutti gli altri cittadini a loro vantaggio. Nello specifico, il comacchiese Marco Fabbri «pretende centinaia di migliaia di euro dall’impianto di Valle Lepri come Imu», anche se poi lamenta in un esposto che vengono girati in gran parte al ministero. L’ostellatese Marchi, infine, sarebbe «in prima fila nella sistematica azione di distrarre importanti risorse economiche dalla gestione consortile», avendo ricorso in Cassazione per 100mila euro d’imposizione.
Anche noi siamo d’accordo nell’esentare gli impianti che operano «per la sicurezza del territorio», replica la coppia Tagliani-Marchi, ma «la questione va spostata in capo all’Agenzia delle entrate, perché dipende da loro accettare o meno una diversa classificazione»: non si può derogare «senza incorrere in danno erariale». In alternativa toccherebbe allo Stato cambiare qualcosa. A Tagliani e Marchi non risultano pronunciamenti della Corte costituzionale in merito, quindi «d’imbarazzante e scandalosa, questi i termini di Fochi rivolti ai sindaci, c’è solo l’ignoranza di taluni politici che totalmente a digiuno affrontano, su imbeccate fallaci, temi sui quali sarebbe meglio si documentassero». Ce n’è anche per Dalle Vacche, presidente di una struttura «che ad oggi, nonostante l’accorpamento dei tre precedenti istituti, non ha ancora fornito una dimostrazione di efficiente compressione dei costi», e alla quale i sindaci danno apporto «da anni senza alcun compenso, diversamente da altri». Se però «le istituzioni locali debbono subire attacchi dal Consorzio di bonifica per vie mediatiche e il tramite del M5s», i sindaci «sono disponibili a dare le dimissioni»: è già stato chiesto un incontro al Cda consortile.
Stefano Ciervo
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