Il biologo marino: «L’Adriatico soffre ed è più tropicale»
Aveva 29 chilogrammi di plastica stipati nello stomaco il capodoglio trovato morto su una spiaggia della Spagna nel febbraio scorso. «Questi mammiferi - osserva il biologo marino Attilio Rinaldi...
Aveva 29 chilogrammi di plastica stipati nello stomaco il capodoglio trovato morto su una spiaggia della Spagna nel febbraio scorso. «Questi mammiferi - osserva il biologo marino Attilio Rinaldi (Centro Ricerche marine di Cesenatico, progetto Daphne) - si immergono fino a raggiungere le acque più profonde del Mediterraneo ed emettono in un ambiente buio un segnale che, riflesso, indica la presenza del calamaro gigante. Oggi si pensa che i materiali plastici dispersi nel mare possano restituire un segnale simile a quello dei pesci e ingannare il capodoglio che li ingerisce. Nel Mediterraneo ne sono rimasti 8-900 esemplari: è una delle specie che in futuro rischia l’estinzione».
Relatore al V Congresso Distrettuale Rotary, Rinaldi ha fotografato lo stato di salute del Mare Adriatico, un «fiordo profondo» del Mediterraneo, come lo ha definito, che come tutti i mari del mondo soffre gli effetti causati dall’invasione dell’ambiente da parte dei rifiuti plastici. «Dalla terraferma i rifiuti si spostano verso il mare aperto ed entrano nella catena alimentare dei pesci», conferma Rinaldi.
L’Adriatico, spiega il biologo, è un mare poco profondo - dai 50 metri dei fondali più a nord ai 900-1200 metri dello specchio meridionale - è un mix di 6-7 mari diversi con un’amplissima escursione termica: dai 4-5° invernali ai 27-29° in estate. «L’eccesso di pesca lo sta impoverendo delle specie ittiche di taglia maggiore ma non solo. Lo conferma l’esplosione dell’acquacoltura, che ha fatto decollare il reddito di alcune zone della costa e che tende a compensare «la progressiva riduzione del pescato». Parole che trovano un’eco nelle dichiarazioni dei pescatori del litorale che da tempo lamentano le difficoltà di far quadrare i bilanci e si ritrovano con le reti semivuote.
I fanghi del Po iniziano ad accumularsi sui fondali più o meno a un chilometro dalla costa e rendono l’acqua più dolce e torbida rispetto alla dirimpettaia Croazia, «dove sfociano soprattutto torrenti». L’eutrofizzazione «che in passato ha provocato gravissimi danni alla fauna marina continua a rappresentare un problema - ha aggiunto il biologo - ma meno che in passato. L’Emilia Romagna è stata una delle prime regioni a muoversi per chiedere l’eliminazione dei fosfati da alcuni prodotti di uso commerciale, come i detersivi, e si è mossa per migliorare la sostenibilità ambientale dei fertilizzanti. Ha anche costruito i depuratori. Oggi raccogliamo i frutti di queste scelte, ma non siamo ad un punto di arrivo».
Due tendenze si stanno imponendo con una certa evidenza, ha concluso il biologo, e stanno modificando l’equilibrio delle specie che lo abitano: la tropicalizzazione indotta dalle navi che provengono dall’Oceano indiano o dal Mar Rosso, e la meridionalizzazione, cioè la migrazione verso nord di specie che in passato popolavano i tratti di mare più a sud».(gi.ca.)
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