Differenziata all’87% La Regione: nel 2020 “esame” inceneritore
L’assessore Gazzolo: la tariffa puntuale dei rifiuti funziona Chiudere l’impianto di via Diana? Nessun tabù, valuteremo
L’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo, arriva direttamente nel recinto dell’ex inceneritore accompagnata dalla dirigente Cristina Govoni, e lancia uno sguardo allo sgraziato corpo in cemento armato dei forni, «a me l’archeologia industriale piace, ma questo...». Parlare della demolizione di via Conchetta la mette di buon umore per più di un motivo, «questo è un esempio di cosa vogliamo fare nella gestione dei rifiuti. È una bandiera della nostra politica: se un impianto non serve più, e appunto non vale la pena di conservarlo come archeologia industriale, lo demoliamo. In questo progetto tra l’altro ci mettiamo un impegno finanziario pari a circa il 75% del totale. Qui abbiamo un Parco urbano davvero importante che crescerà ulteriormente con quest’area rinaturalizzata, con il Comune di Ferrara si potrà lavorare sui bandi per i boschi di pianura».
Assessore, stiamo parlando della demolizione di un forno entrato in attività ai primi anni ’70 e spento nel 2004. A pochi chilometri da qui c’è in piena attività un inceneritore Hera che dovrebbe servire anzitutto per i rifiuti urbani ferraresi. Il sindaco ci ha appena informato che la differenziata grazie all’impegno dei cittadini con le calotte è salita all’87,5%: la chiusura dell’inceneritore resta un tabù?
«Anzitutto va sottolineato come la tariffazione puntuale stia dimostrando di funzionare nell’ottica dell’aumento della raccolta differenziata. I ferraresi l’hanno accolto anche con proteste? All’inizio è una cosa fisiologica, anche Parma, che fu la prima a sperimentare questo sistema, ci furono momenti di difficoltà. Entro il 2020 tutte le città emiliane dovranno adottare questo sistema e quindi le percentuali di raccolta differenziata saliranno in maniera considerevole. Per allora si faranno delle valutazioni anche sugli inceneritori, tabù non ce ne sono».
Con il Piano rifiuti in vigore saranno chiusi i forni di Ravenna e Piacenza. Esiste una scaletta di priorità per quanto riguarda gli altri e in particolare Ferrara?
«Il primo step di valutazione dei risultati del Piano rifiuti è in programma alla fine dell’anno, il secondo nel 2020 (siamo già nella nuova legislatura, ndr). È chiaro che quando arriveremo alla piena economia circolare, obiettivo cui punta la Regione, gli inceneritori non saranno più necessari. Fino ad allora, man mano che salirà la raccolta differenziata, si punterà a saturare la capacità degli inceneritori che rimarranno aperti, tenendo sempre conto della volontà della Regione di rimanere autosufficiente in questo campo. Quel che resta dei rifiuti indifferenziati di Ravenna finirà a Forlì, che non è proprio entusiasta all’idea. La chiusura di Ferrara non sarà domani mattina, ma per rispondere direttamente alla domanda “quando”, bisognerà attendere la verifica del 2020».
Ferrara è nel frattempo destinata a bruciare a pieno regime?
«Gli inceneritori non sono i principali inquinatori della Pianura padana, le emissioni restano sempre abbondantemente al di sotto delle soglie. In ogni caso stiamo lavorando per l’inserimento nell’autonomia regionale, in discussione con il governo, di un tema che riguarda direttamente l’Ambiente, materia di stretta competenza nazionale. Si tratta della possibilità di smaltire negli impianti emiliani i rifiuti urbani “trattati” (si può trasformarli in speciali, senza limitazioni di smaltimento, anche con un trattamento di base, ndr), solo a seguito di un accordo istituzionale tra Regioni». In questa maniera si eviterebbe l’arrivo anche in via Diana di rifiuti da tutta Italia sulla base di semplici intese commerciali.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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