Parnasi e il Palaspecchi Il Comune: si va avanti
L’immobiliarista partner del piano di social housing e studentato con Cdp e Acer Incognita codice etico. Il gruppo possiede in proprio l’altra metà del complesso
FERRARA. Questione di tempistiche. L’anno scorso l’arresto di Luca Parnasi avrebbe fatto tremare Palazzo Municipale, impegnata a quei tempi nello sforzo massimo per far partire il progetto di recupero del Palaspecchi, allora in totale disponibilità del gruppo immobiliare. Ieri alla notizia proveniente da Roma gli amministratori locali hanno ostentato se non tranquillità, almeno inferiore preoccupazione rispetto, ad esempio, ad un fatto analogo risalente a due anni fa: gli arresti domiciliari per Sergio Vittadello, numero uno del gruppo edile incaricato della trasformazione di mezzo Palaspecchi in 223 appartamenti di edilizia sociale più studentato. «Sì, il progetto di riqualificazione è ormai avviato e l’arresto di Parnasi non può bloccarlo - garantisce l’assessore all’Urbanistica, Roberta Fusari - L’immobiliarista non è in prima persona impegnato né in Ferrara social housing, il fondo costituito da Investire sgr per realizzare l’intervento, né in Ferrara 2007, la società dei Parnasi che partecipa al fondo. Da maggio 2017, cioè dalla data di costituzione del fondo, l’intera operazione è quindi gestita attraverso quello strumento. Il processo di costituzione di Ferrara social housing è stato tanto lungo anche perché il meccanismo andava definito in ogni particolare e potesse camminare da solo».
Le quote di Ferrara 2007 nel fondo non sono trascurabili, in quanto se è vero che la maggioranza è di Cassa depositi e prestiti Investimenti sgr, impegnata per 32 milioni di euro pari al 75% delle quote, la società-veicolo di Parnasi ha conferito un pezzo rilevante del Palaspecchi, pari a circa il 52%, e 1,9 milioni di liquidità. Il codice etico di Cdp pone vincoli su affari con aziende coinvolte in vicende giudiziarie, ma va misurato il grado di coinvolgimento.
La società-veicolo resta poi proprietaria della restante parte del complesso immobiliare, anche se bisogna verificare qual è il ruolo delle banche: si tratta della piastra più vicina alla piscina, destinata ad attività commerciali, il complesso a sinistra del ponte ora demolito (guardando da via Beethoven) e l’area verde posteriore, destinate a piccole palazzine residenziali. «Mi sembra evidente che, al di là dell’arresto di Parnasi, Ferrara 2007 non ha la forza per effettuare un intervento del genere - ragiona Fusari - Si tratta quindi di trovare un meccanismo, coinvolgendo altri soggetti, per fare l’intervento». Non sarà la Cdp a togliere le castagne del fuoco, perché non si può realizzare altro social housing: serve chi sia interessato a costruirci uffici, alberghi, residenze di altro genere. Riqualificare solo un pezzo di quel quartiere mentre l’altra parte cade a pezzi, potrebbe non essere attraente per i futuri residenti.
Stefano Ciervo
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